Valutazione competente

Valutazione competente

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Riflessione valutativa che intende fare premio della ‘competenza’ di un operatore, funzionario pubblico, etc., disponibile all’acquisizione di un bagaglio teorico e tecnico minimo per la valutazione e l’autovalutazione del proprio operato. Non è un ‘approccio’, ma una specifica sensibilità dell’operatore pubblico, e una conseguente attenzione del valutatore, che su tale sensibilità può appoggiare parte del proprio operato.

In quanto forma evoluta di autovalutazione, la valutazione competente non può mai avere una funzione rendicontativa perché manca di terzietà.

1 Introduzione alla valutazione.001

Significati delle celle:

  • stereotipie: chi parla a vanvera senza competenze ma anche senza conoscere l’oggetto della sua critica; credo che ci caschiamo un po’ tutti utilizzando cliché ripetitivi del tipo “si sa che i napoletani sono furbi” o “torinese falso e cortese”. Ovviamente non ha nulla a che fare con la valutazione;
  • pregiudizio: la versione elaborata del precedente: c’è una conoscenza minima dell’oggetto del giudizio, resa superficiale dalla totale mancanza di competenza che consenta il controllo su quanto si asserisce: “i politici sono tutti ladri” è un esempio attuale; poiché non se ne può più di scandali dei politici (quindi c’è una conoscenza specifica – anche se generica – della realtà della faccenda) si generalizza senza esercitare un giudizio critico; compare nella valutazione spontanea (con la quale confina a destra) e certamente nello specialismo dogmatico;
  • specialismo dogmatico: poiché io “so tutto” del mio ufficio (di questa politica, del programma tale…) per definizione so, e posso, e debbo valutarlo da me. Tipico in moltissimi dirigenti pubblici. Un disastro.
  • Tecnicismo: questo riguarda molto i valutatori nella loro versione peggiore e i loro imitatori (insegnanti, funzionari pubblici…) che conoscono superficialmente una o due tecniche (una volta era il questionario, oggi purtroppo è il focus group) senza presumere nulla delle implicazioni metodologiche ed epistemologiche, e ritengono che applicare meccanicamente quella, anche senza conoscere nulla del contesto, sia di per sé garanzia di successo valutativo; l’operazionismo ne è una sofisticazione più sottile e pericolosa;
  • metodologia dogmatica, l’ultimo dei box da evitare (quelli bianchi) è l’evoluzione colta del precedente: qui il valutatore conosce realmente le tecniche nella loro cornice giustificativa, e quindi non è uno che improvvisa; anche non conoscendo nulla del contesto e dell’oggetto che deve valutare sa arrivare a una meta con un certo significato tecnico ma, è facile da capire, consuma una sorta di alienazione metodologica che lo separa dagli attori locali, dai loro processi, dalle loro logiche; è una valutazione, a voler essere buoni, vecchio stile, che poco ha a che fare con la valutazione partecipata, la valutazione basata sulla teoria, la valutazione realista e le tante fonti di riflessione che ormai accompagnano qualunque valutazione evoluta;
  • valutazione spontanea: qualcosa nel merito conosco e qualche avvertenza tecnica la possiedo; certamente non farò una grande valutazione ma non parlo a vanvera, non mi lascio trascinare dal pregiudizio; è il lato evoluto di quello, in cui esprimo giudizi che potrebbero essere imprecisi ma che si prestano ad approfondimenti; come il prossimo l’ho disegnato su sfondo celeste per segnalare che qui si danno forme di autovalutazione che – coi limiti spiegati nella nota precedente – può indubbiamente avere un suo valore;
  • valutazione competente, che è poi il concetto principali della riflessione originaria del 1998: è l’evoluzione del precedente con un forte accento sulle conoscenze di merito. Conosco la politica, il programma; ma sfuggo allo specialismo dogmatico perché sono avvertito dei suoi rischi e ho qualche competenza tecnica che mi consente spazi di (auto)valutazione credibili;
  • valutazione esperta, quella che piace a noi, quella del professionista con solide basi metodologiche che procura di conoscere il contesto, il programma, gli attori e i loro processi prima di avviare la valutazione e formulare i giudizi;
  • valutazione specialistica: analoga alla precedente ma con una specializzazione del valutatore (il valutatore dei Fondi strutturali, per esempio, che da vent’anni valuta solo quelli, li conosce a menadito ma semmai si troverebbe in difficoltà a valutare in altri contesti).
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Claudio Bezzi, 14 Luglio 2017.

Interamente rivisto 6 Marzo 2018.

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