Storia

(ing. Vignette)

Stimolo idoneo a sollecitare l’immedesimazione di un intervistato in una determinata situazione, e a raccogliere quindi una quantità di informazioni di carattere intensivo; ideata e molto utilizzata da Alberto Marradi. Come dice il nome è costituito da una breve storia, generalmente tratta dalla cronaca o dalla viva esperienza; le storie vanno accuratamente testate e tarate per identificare le dimensioni esplorate. Anche ‘vignetta’ (dall’inglese vignette, ma non ha a che fare con disegni) o ‘storiella’.

Ecco un esempio di storia seguita dagli approfondimenti e successive discussioni e domande da porre all’intervistato (tratta da Marradi 2005, 95-97).

Sulla porta di un negozio del centro una signora chiacchiera con un’amica lasciando che il suo bambino giochi seduto per terra sul marciapiede, in mezzo alla gente che passa. Nella calca vari passanti lo schivano per miracolo. Dopo un po’ uno dei tanti passanti non lo vede in tempo e ci inciampa. Il bambino si mette a piangere. La madre accorre per coccolarlo e guarda ostilmente il passante che si era fermato. Sentendosi guardato con ostilità dice: “Signora, le sembra questo il posto per parcheggiare un bambino? Si potrebbe anche far male!”.

La madre risponde: “Lei si è fatto male? Non mi pare. E allora si faccia i fatti suoi!”.

d1: Sono episodi che possono accadere; niente di grave. Tuttavia ci piacerebbe sapere se secondo lei ha ragione il passante a far notare che non si deve lasciare un bambino seduto per terra su un marciapiede trafficato, oppure se questo è un appunto esagerato.

[A chi dà ragione alla mamma sottoporre]:

  1. ha ragione la mamma perché il bambino non disturba nessuno (risposte che proclamano esplicitamente il diritto della signora di fare i propri comodi)
  2. la madre trascura il bambino, manca i suoi doveri verso di lui, ma non lede i diritti del passante (risposte che riconoscono la responsabilità della madre verso il figlio, ma non concedono alcun diritto ai passanti).

[A chi dà ragione al passante]

d2: La madre è soprattutto in colpa nei confronti del figlio (che si può far male) oppure soprattutto nei confronti dei passanti, che hanno diritto di camminare sui marciapiedi pubblici senza doversi preoccupare di guardare per terra in mezzo alla calca per non fare male a dei bambini accoccolati?

  1. la madre trascura il bambino, manca i suoi doveri verso di lui, ma non lede i diritti del passante (vedi sopra)
  2. la madre è soprattutto responsabile verso il bambino, ma anche verso i passanti (risposte che mettono in prima fila la responsabilità verso il figlio, ma riconoscono anche quella verso la collettività)
  3. il passante ha ragione ma poteva lasciar perdere / doveva usare altri modi (risposta che evita di prendere posizione sulla questione centrale della storia. Da sottoporre solo a intervistati che hanno mostrato sensibilità per le forme nelle reazioni spontanee a questa storia oppure a storie precedenti).
  4. la madre è responsabile in egual modo verso il bambino e verso i passanti
  5. la madre è responsabile soprattutto verso i passanti (quelli che accettano questa risposta ma non la successiva sono sensibili a tematiche universaliste ma preferiscono non formularla in modo preciso e icastico)

[Solo a chi sceglie la 8 proporre la scelta fra la 8 e]

9. i cittadini hanno diritto di camminare sui marciapiedi pubblici senza doversi preoccupare di evitare oggetti ingombranti lasciati da altri per incuria (risposta di chi accetta formulazioni chiare ed esplicite della posizione universalista).

Riferimenti bibliografici minimi:
Sitografia:
Vedi anche:

Claudio Bezzi, 30 Giugno 2017.

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