Ricerca valutativa

(ing. Evaluative research; sp. Investigación evaluativa)

Particolare tipo di ricerca sociale finalizzata a fornire argomenti a un giudizio (di efficacia, di efficienza…) su una politica pubblica (più raramente su programmi e progetti non pubblici ma di Ong, di organismi che lavorano per il pubblico etc.).

Il concetto di ‘ricerca’ valutativa è a volte contrapposto a ‘valutazione’, e altre volte considerato un suo sinonimo; l’uso più diffuso considera la ricerca valutativa la parte qualificante e ineludibile di un processo di valutazione (inteso come espressione di un giudizio) basato su approcci verificabili.

Scriven, che non crede che la valutazione sia una branca di ricerca sociale applicata (1991, 141-143), utilizza il termine col limitato significato di “valutazione fatta in un serio modo scientifico” (150).

Se con il termine ‘valutazione’ si intende il processo generale di formulazione di un giudizio di valore su un’attività senza considerare il metodo impiegato, è necessario riservare il termine “ricerca valutativa” alla sistematica applicazione delle procedure della ricerca sociale ai programmi di intervento sociale e culturale allo scopo di controllarne la realizzazione e verificarne i risultati (F. Zajczyk, La valutazione delle politiche culturali. I musei in Lombardia: una realtà complessa, Franco Angeli – Irer, Milano 1994, 35).

 

Una tipologia della ricerca valutativa:

di previsione

prevede e programma ex ante le risorse per il raggiungimento delle finalità scientifiche; progetta l’efficienza delle procedure; definisce le probabilità di efficacia dei risultati

di gestione 

regola in itinere i flussi di risorse di vario ordine; monitorizza l’efficienza delle procedure; controlla la congruità dei risultati parziali attesi

di rendicontazione 

controlla ex post l’adeguatezza degli standard e dei tipi e flussi di risorse programmate agli standard; valuta efficienza e correttezza delle procedure; testa congruità ed efficacia dei risultati (Cannavò, in Bezzi, Cannavò e Palumbo 2010, 250).

La ricerca valutativa deve a buon diritto essere considerata parte della più ampia ricerca sociale, ma ne differisce per alcuni importati aspetti.

Com’è noto la classica sequenza logica della ricerca (quantomeno sociale) è la seguente:

Logica della ricerca sociale (P. Corbetta, Metodologia e tecniche della ricerca sociale, Il Mulino, Bologna 1999)
Teoria → [Deduzione] → Ipotesi → [Operativizzazione] → Raccolta dati → [Organizzazione dei dati] → Analis→ [Interpretazione] → Risultati → [Induzione] → Teoria.

Fra parentesi quadre i processi cognitivi che “legano” le varie fasi.

Nella ricerca valutativa invece le cose stanno in questo modo:

Logica della ricerca valutativa (Bezzi, 2010, 36)
Contesto → [inferenze di vario tipo inclusa l’abduzione] → Mandato → [Operativizzazione] → Raccolta dati → [Organizzazione dei dati] → Analisi → [Interpretazione] → Risultati → [Induzione]→  Contesto.

In effetti ‘Contesto’ nella ricerca valutativa sta al posto di Teoria, e ‘Mandato’ al posto di Ipotesi, con una sorta di simmetria che potrebbe illudere sulla loro interscambiabilità, ma:

  • mentre la teoria è “un insieme di proposizioni organicamente connesse, che si pongono a un elevato livello di astrazione e generalizzazione rispetto alla realtà empirica, le quali sono derivate da regolarità empiriche e dalle quali possono essere derivate delle previsioni empiriche” (Corbetta, 1999, 85), il contesto valutativo va inteso come un insieme di proposizioni a un basso livello di astrazione, di cui non si conoscono necessariamente regolarità empiriche e dalle quali sicuramente non si possono derivare proposizioni empiriche (non è detto che sia impossibile, semplicemente il contesto – qui e ora – non lo consente in generale, non lo consente agli attori del contesto, non lo consente nei tempi e nelle forme necessarie, etc.);
  • riguardo all’ipotesi poi, questa è definibile come “una proposizione che implica una relazione fra due o più concetti, che si colloca su un livello inferiore di astrazione e di generalità rispetto alla teoria, e che permette una traduzione della teoria in termini empiricamente controllabili” (Corbetta), oppure come “un asserto (o sistema di asserti) non ancora controllato empiricamente, che solo dopo un’operazione di controllo diventa teoria” (Grimaldi, 2000, 44), mentre il mandato valutativo è la pattuizione delle ragioni che giustificano la valutazione, la connessione fra il contesto problematico e il disegno operativo della valutazione. Mentre l’ipotesi riguarda un aspetto della “verità” (di cui dimostrare la validità oscillante da 0 a 1), il mandato riguarda elementi di “realtà” (sempre di validità pari a 1 entro il limitato contesto in cui si dà e secondo la pattuizione stipulata).
Riferimenti bibliografici minimi:
Sitografia:
Vedi anche:
  • Disegno della ricerca valutativa.

Claudio Bezzi, 31 Luglio 2017.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: