Indicatore 3

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L’indicatore [3] è sostanzialmente nuovo nel panorama della ricerca sociale e valutativa (almeno nella pratica, meno nella sua teorizzazione), e si pone come reazione forte all’oggettivismo del [2], ma anche come presa di distanza dal razionalismo deduttivo espresso in [1], a favore di approcci sostanzialmente etnologici e pragmatici:

La costruzione degli indicatori non è un’operazione solo tecnica, dal momento che il loro significato non è evidente di per sé, ma assume valore sulla base di ipotesi costruite socialmente (Corposanto, 2007, 20).

L’oggettività non può essere una qualità o un attributo dell’indicatore di per sé, ma va ricondotta al carattere dei simboli con i quali si comunica a proposito dei fenomeni. […] è necessario che la scelta di un indicatore per la valutazione tenga particolarmente conto dei sottostanti (e diversi) livelli di concettualizzazione dei fenomeni sociali (economici e non economici, materiali e immateriali), che gli indicatori stessi aspirano a rappresentare (Venneri, 2007, 47).

L’istituzione del rapporto di indicazione è quindi un processo teorico ed insieme empirico (connesso all’esperienza), che non può configurarsi né deduttivo in senso proprio (a volte non c’è nessuna teoria), né induttivo in senso proprio (interviene sempre un momento interpretativo): Peirce lo definisce infatti abduttivo. […] In questa prospettiva, gli indicatori possono essere considerati strumenti per l’interpretazione teorica dell’esperienza che “derivano” dalla teoria ed insieme dall’esperienza, in rapporto alle circostanze concrete della ricerca, e con riferimento agli interrogativi specifici che hanno mosso l’indagine. Il lavoro di interpretazione distingue, ed insieme “accoppia”, momento teorico e momento empirico, tipo e occorrenza (Vardanega, 2010, 67-68).

Secondo questo approccio, e citando Venneri (2010, 85):

  • il valore indiziario di un indicatore non può essere determinato al di fuori della struttura concettuale da cui emerge;
  • solo tale struttura può stabilirne l’ammissibilità e la pertinenza;
  • l’indicatore ha valore condizionale e ipotetico provvisoriamente accolto ed usato nel corso dell’indagine;
  • in sé, l’indicatore è determinato rispetto al suo oggetto, “impiega significati” e designa, a sua volta, un concetto “critico” e “significativo” all’interno di una determinata situazione problematica;
  • è il “problema” posto dalla situazione a controllarne la funzione; se isolata dalla situazione di contesto, la sua efficacia logica rimane indeterminata;
  • sicuramente, non è un requisito cognitivo di adaequatio a governare i processi di costruzione degli indicatori.

Claudio Bezzi, 29 Giugno 2017.

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