Indicatore 1

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E’ un concetto che si pone ad un livello meno astratto lungo la scala di astrazione, e che il ricercatore può utilizzare, tramite alcune definizioni operative, per esplorare concetti più generali posti al centro della ricerca. Gli indicatori hanno un rapporto probabilistico (Lazarsfeld 1969, 44-45) o di natura stipulativa (Marradi 1987, 32-42) col concetto indicato; più la parte indicante è ampia (ovvero c’è corrispondenza fra concetto ed indicatore) più è alta la validità. L’ ‘Indicatore1’ è il livello direttamente osservabile, misurabile, o meglio ‘operativizzabile’ del concetto che il ricercatore intende indagare. L’indicatore è quindi “uno strumento [concettuale] che fornisce informazioni dirette o indirette su grandezze altrimenti latenti” (Cannavò 1999, 135). Il perché tali “grandezze” siano “altrimenti latenti” è dovuto al fatto che i concetti sono troppo astratti, lontani dall’esperienza operativa (1987, 33).

La scomposizione del concetto (p.es. “Disagio giovanile”) in dimensioni e quindi in indicatori, secondo il classico “paradigma lazarsfeldiano“:

Indicatore 1 A Indicatore 1 B

(Si veda anche la figura Dai concetti agli indicatori alla voce ‘Dimensione’).

Gli indicatori hanno alcune proprietà specifiche, che li rendono facilmente identificabili:

  • innanzitutto sono legati al contesto, e da questo in qualche modo determinati, o quanto meno sollecitati, indirizzati;
  • hanno poi natura stipulativa, convenzionale, e quindi legata alle conoscenze tacite del ricercatore e di coloro che partecipano alla loro definizione (Cannavò 1999, 143);
  • non sono ‘esportabili’, come potrebbero esserlo concetti e dimensioni, ma validi solo in quel determinato contesto; hanno quindi valore solo qui e ora, nell’ambito del processo di concettualizzazione legato a quel determinato oggetto di ricerca (Marradi 1987, 35);
  • infine hanno rapporto semantico, oppure probabilistico, con il concetto indicato, a significare che non c’è un modo per sapere con certezza quanto ciascun indicatore ‘indichi’ del concetto, con quale validità complessiva gli indicatori ci descrivano il concetto, e così via; è solo il contesto operativo, l’uso che degli indicatori si fa, attraverso le definizioni operative, a darci informazioni in merito, informazioni comunque sempre di carattere deduttivo.

Cannavò (1999, 180-181 e sgg.) propone una tipologia di indicatori molto ampia, e li differenzia secondo criteri diversi.

Nell’undicesima categoria, definita dal criterio classificatorio della “funzione strumentale”, ne propone alcuni molto coerenti con l’approccio valutativo; fra gli altri:

  • indicatori informatori, relativi a “sistemi o processi ad elevata complessità [con] una funzione di orientamento valutativo ed interpretativo; concorrono quindi a collocare in contesti interpretativi non ambigui costellazioni di indicatori pertinenti” (p. 184);
  • indicatori stimatori o valutatori, con “una funzione più tecnica che non conoscitiva […] legata all’intervento applicativo sulle realtà socio-economiche” (p. 189).

Se questi ultimi introducono fra l’altro il discorso dei cosiddetti ‘indicatori sociali’, entrambi mi sembrano aprire le porte a quella funzione di indicazione assolutamente essenziale in valutazione, e che sembrano giustificare, con una proposta lessicale molto prossima a quella di Cannavò, il termine di ‘indicatori valutativi’ che si potrebbe opportunamente introdurre per non contribuire alla confusione che potrebbe generare il concetto di indicatore1 utilizzato in maniera rigida, e per non confondere gli indicatori della valutazione, opportunamente problematizzati e concettualizzati, con gli indicatori2, spesso opera frettolosa e poco utile di assemblaggio di dati preesistenti.

[i] concetti sono così generali che il ricercatore non trova, nella loro intensione, spunti sufficienti per fissare una definizione operativa: il dislivello semantico fra essi e le operazioni concrete è troppo ampio per essere coperto in un solo passaggio. E’ necessario scendere uno o più gradini nella scala di astrazione per trovare un concetto i cui attributi suggeriscano direttamente una serie di operazioni, come nell’esempio libertà ð libertà politica ð libertà di stampa ð libertà di pubblicare riviste, giornali e articoli di opposizione ai governanti ð tempo totale trascorso in carcere, in un determinato intervallo, da direttori, redattori o collaboratori di giornali o riviste, per scritti di argomento politico da essi firmati o pubblicati (Marradi, 1987).

Due sono le accezioni principali del termine ‘indicatore’, corrispondenti a due modalità di costruzione. Per la prima gli indicatori sono specificazioni e articolazioni di un concetto in dimensioni rilevabili, e si privilegia il processo di chiarimento concettuale e la condivisione di significato tra concetto e indicatori. […] (Parra Saiani, 2009, 26).

Bibliografia minima

Sitografia

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Claudio Bezzi, 29 Giugno 2017.

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