Utilità della valutazione ex post

Utilità della valutazione ex post

Scheda
Rilevanza teorica
Complessità concettuale e/o operativa
Completezza dell'articolo

Un elemento essenziale della valutazione.

Ci sono molti motivi per realizzare una buona valutazione ex post. Il più ovvio, naturalmente, è “imparare” da ciò che si è fatto: nel bene o nel male. Ma imparare cosa, esattamente? Un equivoco che permane in valutazione riguarda l’inappellabilità del giudizio che, anche se mitigato, riguarda anche una sua semplificazione. Il giudizio è “va bene” o “va male”; semmai potrebbe essere “va benino”, “va bene in questo aspetto ma non bene in quest’altro”. Onestamente, se così fosse, la valutazione sarebbe, da un lato, qualcosa di eccessivo (in questo determinismo del giudizio) e, dall’altro, qualosa di poco utile. Cosa ce ne faremmo di un giudizio di valore non motivato? Sapere di avere sbagliato qualcosa (oppure di avere fatto tutto bene) senza comprendere i perché servirebbe a poco. Un progetto può essere andato bene o male per molti motivi così sintetizzabili:

  1. il progetto/programma non è stato pensato e disegnato bene; l’analisi dei bisogni, gli obiettivi, in generale la “Teoria del programma” era carente; il progetto non ha considerato fattori rilevanti e quindi, malgrado una buona gestione, non ha potuto esprime l’efficacia desiderata (errore nel progetto);
  2. il progetto/programma è stato ben realizzato, ma poi non lo si è ben implementato (errore nell’implementazione);
  3. fra progettazione e fine ciclo sono accaduti avvenimenti non previsti e non prevedibili che hanno modificato il contesto (sono cambiati i bisogni, sono cambiate le condizioni di erogazione del servizio… Fattori intervenienti).

Naturalmente ci possono essere combinazioni di questi tre elementi. Occorre anche considerare il caso (non così marginale come potrebbe sembrare) che un progetto mediocre ottenga dei buoni risultati grazie all’impegno implementativo; o che un progetto mal pensato e condotto goda di fattori intervenienti positivi. Queste riflessioni sommarie fanno capire come solo un’analisi accurata capace di rilevare i meccanismi, responsabili dei successi/insuccessi, possono portare a comprendere nel profondo il progetto per le finalità non di generica comprensione ma di continuità operativa del lavoro.

La comprensione possibile con la valutazione ex post, sempre semplificando, riguardano sostanzialmente questi aspetti:

Come si vede ognuno dei tre livelli di valutazione ha una sua validità almeno in limitati impieghi. L’autovalutazione, oltre ai limiti già segnalati nella tabella, soffre generalmente di una minore qualità metodologica, a meno che non sia coordinata da un professionista esterno. Gli altri due livelli, invece, differenti solo per la possibile rendicontazione esterna, gode generalmente il vantaggio di una maggiore competenza metodologa in gradi di riconoscere quelli che sopra abbiamo chiamato “meccanismi”.

Questo è lo scopo finale della valutazione: i meccanismi sociali (in senso lato) che hanno consentito una certa efficacia del progetto. Un esempio sarà sufficiente.

Supponiamo che un certo intervento di contrasto dell’abbandono scolastico si sia dimostrato un successo, e si pensi pertanto di trasferirne metodo e contenuti altrove. La valutazione cercherà di capire cosa abbia influenzato positivamente il progetto. La sua qualità intrinseca o qualcosa di locale, di contestuale e contingente? Può darsi che un dirigente scolastico particolarmente attivo abbia molto contribuito alla riuscita del progetto; è stato solo un di più o questo contributo è stato dirimente? In questo secondo caso la trasferibilità del progetto sarebbe a rischio… Ecco: il ruolo di quella scuola e di quel dirigente è un esempio di “meccanismo” sociale importante per la comprensione dell’efficacia in questo caso.

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Categories: Teoria della valutazione

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