Dalla valutazione “scolastica” a quella in situazione

Dalla valutazione “scolastica” a quella in situazione

Scheda
Rilevanza teorica
Complessità concettuale e/o operativa
Completezza dell'articolo

Buttate via i manuali!

Più valuto, più mi accorgo della distanza fra ciò che potremmo chiamare “la scolastica valutativa” (che, sia chiaro, anch’io ho contribuito a costituire, e questo blog è la mia penitenza) e la realtà. È solo lavorando anni, e anni, in valutazione e attività collaterali (insisto, è importante: anche “attività collaterali: assistenza tecnica, comunicazione istituzionale, supporto alla governance…) che ci si accorge quanto la realtà operativa, fattuale, non trovi risposte semplici nei manuali e nella vulgata che ancora ampiamente circola in Italia.

Prendiamo l’argomento alla larga e vediamo come si intende (in breve, ritualmente, senza troppo pensiero), la valutazione:

La figura dovrebbe essere abbastanza chiara: c’è un problema per il committente, il valutatore ne prende atto, elabora una strategia di ricerca e fa la sua valutazione. Punto. La figura non mette, in quanto pleonastico, il feedback dal quadrante giallo in basso a destra a quello blu, in alto a sinistra.

Salvo piccoli casi, banali, semplici, molto circoscritti territorialmente, le cose non sono quasi mai così. Intanto ci sono sempre delle variabili intervenienti non previste che mettono in crisi il progetto e la sua implementazione; ma, specialmente, non esiste “un” committente con “una” chiara visione del problema, descrivibile in maniera inequivocabile. Insomma, non c’è una relazione lineare uno-uno, meramente sintattica, dal problema alla soluzione, dal racconto del problema al racconto della valutazione.

È importante ribadire: questo è il caso tipico. Non è tipico solo per chi non lo vuole vedere, vuoi perché non ha gli strumenti valutativi adeguati, vuoi perché il mercato, molto in ritardo, spesso si accontenta di qualche dato, una qualunque relazione

Tutta la valutazione è complessa, nasce in contesti complessi, gli attori coinvolti sono molteplici e – importante – non ci si può accontentare del livello sintattico nella fase del mandato e nella costruzione delle domande valutative.

Tutte cose ampiamente scritte che troverete facilmente in questo blog.

La valutazione deve procedere sempre come in un mare ignoto, in cui le rotte immediatamente (non-mediatamente, cioè in maniera subitanea, senza mediazioni) comprensibili, in quanto unicamente sintattiche, sono tutte potenzialmente false, o equivoche, o equivocabili, o dissimulanti… La valutazione deve nascere e svilupparsi come processo critico, cauto, volto preliminarmente al disvelamento semantico e pragmatico di ciò che la complessità nasconde, a iniziare dal processo del mandato.

Tutto questo ha molteplici implicazioni, fra le quali:

  1. le tecniche o, più correttamente, le fasi operative, si allontanano; come tempi, come importanza… C’è molto prima, prima di decidere quali tecniche e assolutamente prima di andare a somministrarle;
  2. la fondamentale importanza del mandato valutativo, come fase inevitabile, fondamentale, dominante della valutazione, viene ancor più ribadita;
  3. le competenze del valutatore appaiono evidentemente ampliate: puoi sapere tutto di statistica, essere un bravissimo scrutatore di variabili e possedere un’elevata capacità empatica nel gestire i gruppi. Tutte queste sono competenze secondarie, nel senso che vengono dopo e nel senso che sono “minori”, meramente tecniche. Le competenze primarie diventano competenze logiche, inferenziali, linguistiche, antropologiche.

Esplorate il blog, perché vi troverete molti approfondimenti di quanto qui scritto.

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Categories: Pratica della valutazione

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