Come decidere quali domande inserire in un questionario

Come decidere quali domande inserire in un questionario

Scheda
Rilevanza teorica
Complessità concettuale e/o operativa
Completezza dell'articolo

E’ sempre sbagliato immaginare il questionario come un elenco di domande, del tutto simili a quelle tipiche del linguaggio ordinario, da scrivere su un foglio bianco. Ogni domanda (‘ogni’, cioè tutte) deve essere il risultato finale di un pensiero che porta a considerare, proprio quella domanda, formulata in quel modo, come necessaria e pertinente. C’è un fondamentale principio di economicità da seguire: non si propone mai una domanda che si ritenga utile e necessaria. Non si inserisce una domanda “per vedere cosa rispondono”, “perché si usa”, o perché “sembra interessante”. Poiché ogni domanda è un fattore di rischio alla validità dello strumento, si introducono solo domande necessarie.

Come stabilire se una domanda è necessaria oppure no?

Attraverso un procedimento logico chiamato paradigma lazarsfeldiano, che consente di scomporre i concetti al centro della ricerca (per esempio “protezione dei minori”, sostegno alla genitorialità”, …) in elementi meno complessi e vaghi scendendo quella che si chiama “scala di generalità”. La finalità è “scendere” abbastanza per arrivare a concetti più semplici che abbiano un immediato risvolto operativo o, più esattamente, per i quali posso immaginare delle opportune definizioni operative.

Poiché abbiamo utilizzato un lessico disciplinare non necessariamente chiaro a tutti (‘paradigma lazarsfeldiano’, ‘concetti’, definizioni operative’, …) proviamo a spiegarci meglio con l’aiuto di una figura.

La prima (rossa) mostra in termini generali e aspecifici questa discesa della scala di generalità indicando i nomi tecnici corretti di ciascun livello; la seconda – in blu, replicando la stessa figura – propone in modo concreto un ipotetico caso reale di studio (evidentemente iper semplificato per mantenere  la corrispondenza fra le figure).

Lavorando in questo modo il valutatore sa argomentare ogni livello. Ha per esempio messo al centro, fra le dimensioni fondamentali, la “protezione”, che è ancora un concetto molto generico; ha quindi scomposto ‘protezione’ in “fisica” e “culturale e psicologica”, e la prima in ‘riduzione del rischio’ e ‘cura’.

Quanto si procede in questa scomposizione? Fin quando il livello raggiunto è facilmente operativizzabile, ovvero trasformabile in domande di un questionario (o altri item che vedremo). Per esempio “cura” può essere operativizzato con le domande:

  • gli operatori ti hanno fatto visitare da un medico? Sai qual è la diagnosi che il medico ha rilasciato?
  • Tu come ti senti, in una scala da 1 (malissimo) a 5 (benissimo)?
  • Che malattie hai avuto da bambino?
    • Rosolia
    • Morbillo
    • Parotite

O altro opportuno (ripetiamo: questo è un esempio molto semplificato).

Sapere argomentare in discesa, livello dopo livello, il paradigma, permette di evitare le domande inutili e domande che non pertinenti che rappresentano un rischio per la ricerca. Non solo. Il ricercatore, a questo punto, sa anche risalire la scala; vale a dire che sa argomentare la necessità di ogni domanda, sa che funzione ha nell’ambito della ricerca e come la utilizzerà durante l’analisi, cosa che non potrebbe fare con una ricostruzione ex post delle logiche di ricerca (ipotizzate, e forse forzate per trovare un senso dove non c’è).

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