Il trittico dell’Aquila. 4 – L’aspetto deontologico della valutazione

Il trittico dell'Aquila

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L’aspetto deontologico

“Deontologia”, il Carneade della valutazione. Alla fondazione dell’Associazione avevamo già un Codice deontologico, poi aggiornato, che era addirittura impegnativo e vincolante per gli iscritti. Ma non è importato mai nulla a nessuno, e il codice deontologico AIV è una cosa che sta lì, c’è, e va bene così. Ma oltre a ragioni formali per la sua importanza (se si vuole avere credito internazionale come Associazione il Codice deve avere una rilevanza effettuale) ci sono anche ragioni pratiche.

Nessuna delle cose scritte nei precedenti interventi sarebbe possibile senza una sottolineatura degli aspetti etici e deontologici della valutazione. Mi rendo conto che questo è il tema più delicato perché – come mi scrisse moltissimo tempo fa una collega – “la deontologia finisce quando inizia la fame”. La valutazione è ancora una professione incerta, specie per i più giovani colleghi, mentre le grandi società devono macinare fatturato, altro che deontologia!

Occorre quindi andare cauti, passo dopo passo, senza dare l’impressione di volere interferire sulle scelte personali (e aziendali) con codici rigidi e bacchettoni. Ma neppure con il bla bla bla che costituisce oggi il codice deontologico AIV.

Mi permetto quindi alcuni punti minimi per una discussione a venire. Mi voglio immaginare un giorno in cui il tema diventi di moda, semmai grazie al radicale rinnovamento dell’AIV, e segnalo:

  • il valutatore deve dimostrare indipendenza di giudizio e neutralità etica, politica e culturale verso il committente; accettare un lavoro significa sempre, e senza riserve, aiutare il committente e risolvere i suoi problemi e a conseguire i suoi obiettivi. Su questo il valutatore non può avere riserve e il suo impegno deve essere totale e trasparente; se invece il valutatore ha riserve, allora non può e non deve accettare l’incarico. Questo punto è fondamentale, naturalmente. Ciascuno di noi è un cittadino con le proprie idee, ma come professionista dobbiamo sapere distinguere;
  • il valutatore deve sempre tutelare le sue fonti. Se attori subordinati esprimono, nel corso della ricerca e in risposta alle sollecitazioni del valutatore, dei giudizi “sensibili” (nei confronti di altri attori e in particolare del committente) che potrebbero retroagire negativamente, il valutatore deve chiedere loro il permesso di usarli, semmai anonimamente, e qualora questo non fosse possibile non può disinteressarsi alle conseguenze per le persone che si sono fidate di lui;
  • il valutatore deve capire se è in grado di svolgere il lavoro, col massimo di risultato per il committente, con le sue sole forze; se così non è (come nel maggior caso di valutazioni complesse), deve rivolgersi ad altri colleghi in possesso delle competenze mancanti, accettando di lavorare in squadra. Così facendo si rende garante – presso il committente – della qualità tecnica e deontologica dei colleghi presentati. Nel caso il committente cerchi di imporre propri consulenti, il valutatore deve verificarne la competenza e, se il risultato fosse negativo, ha il dovere di informarne il committente, a costo di incrinare il rapporto fiduciario. Il committente deve sapere che il valutatore difende una sua competenza e terzietà di giudizio, e che se insiste la valutazione avrà un risultato incerto.

Basta. Come vedete i tre punti riguardano, rispettivamente, il committente, gli altri attori oggetto di interviste etc., e i colleghi valutatori.

Ognuno di questi tre elementi può avere migliori e più ampie articolazioni, ovviamente.

Un’Associazione che si ponga come consesso dei valutatori, dovrebbe insistere molto su questi elementi. Questi “atteggiamenti deontologici” dovrebbero essere discussi, praticati, mostrati in situazioni reali, promossi come elementi fondanti l’identità professionale, assieme al metodo.

Ma nulla di questo ha trovato posto nel Congresso AIV che finisce oggi.

Arrivederci al prossimo (?) Congresso AIV…

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interamente autofinanziato.






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