Il trittico dell’Aquila. 3 – La valutazione è una professione

Il trittico dell'Aquila

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La valutazione è una professione

Qui, lo confesso, ho leggermente mutato il mio parere negli anni (io potrei dire: nei decenni); alle origini pensavo sostanzialmente che l’aspetto culturale e scientifico fosse di gran lunga prevalente sul “fare”. Ultimamente do maggiore credito a questo secondo aspetto. E’ anche frutto di esperienza; ne ho viste di tutti i colori, anno dopo anno, e ho dovuto adattare le mie competenze (originariamente al 100% metodologiche) in attitudini pratiche. Alcuni esempi:

  • non c’è niente da fare: il rapporto col committente è cruciale per la valutazione; non si tratta di ricevere un mandato più o meno chiaro una volta per tutte e poi, via, a valutare! Senza alcuna esclusione (valutazione di Fondi strutturali, piccole valutazioni locali…) ogni volta il valutatore si trova davanti persone differenti, con modalità di interazione diverse, con diverse motivazioni alla valutazione, diversi livelli di arroganza e di presunzione, conflitti latenti, contesti più o meno problematici… E’ qui che si gioca il futuro della valutazione; imparare a leggere il contesto, sapere trattare col committente, prevenire elementi di crisi, è cruciale non tanto per i “buoni rapporti” quanto per il metodo; in determinati casi si possono proporre certi disegni valutativi; in altri casi no. La scelta del metodo non riguarda mai il migliore disponibile ma sempre e solo il migliore possibile nel contesto dato. Come si impara tutto questo? Non certo a scuola, non certo sui libri, non certo nelle sessioni del Congresso AIV buone, al massimo, per preparare una futura pubblicazione sulla RIV;
  • quanto costa fare una valutazione? Vale sempre la pena farla? Ci sono delle tariffe da applicare, dei costi da considerare? Ricordo l’epoca acerba delle mie prime valutazioni come professionista, il tempo che perdevo per cercare di capire quanto dovessi far pagare le mie prestazioni ai committenti. Non voglio confondervi: non si tratta di avere dei tariffari, ma di sapere stimare costi, tempi e anche competenze necessarie. Se un committente mi chiede una valutazione, e dopo avermi esposto il problema mi chiede quanto potrebbe costargli, devo sapergli rispondere. In che modo? Ognuno fa di testa sua o sarebbe utile un confronto in merito?
  • durante la ricerca valutativa si applicano tecniche; spesso è lo stesso valutatore che le somministra e applica. Ma ho verificato con mano che – al di là della competenza metodologica – non tutti sono adatti, per esempio, alla gestione di gruppi di lavoro; così come non tutti sanno comunicare i risultati valutativi; non tutti sanno elaborare adeguatamente i dati rilevati… Voglio dire: ci sono molte competenza che non solo non sono propriamente metodologiche, ma che richiedono competenze che si imparano con una lunga pratica. Semmai dopo avere avuto un confronto, l’opportunità di vedere altri come fanno… Mi piacerebbe pensare a un’Associazione dove soci seniores informano, guidano, conducono colleghi juniores, fanno vedere loro, in situazioni concrete, come si conduce un gruppo, per esempio. Non sarebbe straordinario? Non sarebbe questo il compito di un’Associazione di valutatori? 
  • Ma poi, come sa bene chi lavora, il committente, più ti apprezza, più incomincia a chiederti cose che non riguardano la valutazione; ti interpreta come risorsa esterna capace di risolvere problemi, e ti chiede aiuto. Che fare? Dire “No, non mi compete” o cercare di dare una mano?

Tutte queste cose, sdegnosamente apostrofate dispregiativamente come “consulenza” da una nota esponente dell’AIV (per dire: robaccia, cose da praticoni, mica la nobile valutazione che io studio da decenni!) è parte del mestiere. E non è separabile. La pratica della valutazione è un fare intriso di realtà, di attori, di circostanze, di situazioni nelle quali non esiste affatto un confine netto, tutto è mescolato perché tutto è parte di un sistema, di un orizzonte problematico interconnesso.

Dovremmo parlarne? Imparare assieme a gestire tutto ciò, esporci dei casi di studio, capire quali soluzioni siano più idonee?

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