Il trittico dell’Aquila. 2 – La valutazione ha bisogno di un metodo

Il trittico dell'Aquila

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2. La valutazione ha bisogno di un metodo

Ho sempre affermato che la valutazione è ricerca ed è intervento; è quindi un “fare”, con finalità trasformative, che si fonda sulla costruzione e l’analisi di dati. Ovvero su un processo di ricerca. Per fare valutazione di politiche e programmi è necessario fare ricerca sociale, senza la quale non stiamo più parlando di “valutazione” (come pratica professionale) ma di chiacchiere senza fondamento. Fare ricerca sociale (ai fini valutativi) significa avere competenze epistemologiche, metodologiche e tecniche. Su questo punto scuserete la mia inflessibilità: la ricerca sociale non è (credere di) sapere come si fa un questionario, come si fa un focus group, e via, di corsa a fare questionari e focus group. Purtroppo le cose stanno diversamente. Questo è mero tecnicismo, che induce a errori gravissimi (come ho scritto in lungo e in largo da vent’anni, in questo blog troverete molti materiali in proposito). Il valutatore deve conoscere la natura delle tecniche (di molte tecniche), sapere quale formato informativo producono, capire quale formato serve per rispondere alle domande valutative, e quindi costruire un disegno valutativo ad hoc, specifico in quel contesto, per quel mandato, per quegli attori coinvolti eccetera.

Questo non significa dovere diventare tutti dei supermen del metodo.

Ma significa certamente avere una cognizione di massima abbastanza ampia e multidisciplinare, coltivarne certe parti, e lavorare poi in team con altre competenze.

In Italia manca una scuola, un corso, un’associazione che educhi i valutatori a questa sensibilità. Manca la consapevolezza che valutatori più bravi sotto il profilo del metodo farebbero crescere la domanda, la qualificherebbero, la renderebbero più concreta e – di conseguenza – più virtuosa, finendo anche col possibile utilizzo della valutazione che, diciamolo, è un caso piuttosto raro.

Pochi colleghi immaginano la ricerca valutativa all’interno di un disegno; veramente pochi comprendono la natura fondamentale e cruciale della definizione del mandato valutativo, senza il quale si rischia di fare valutazioni rituali e poco utilizzabili. Troppi sbrigano la pratica dei dati con quattro focus group e poco più, come se fossero più rilevanti le chiacchiere che i dati, la loro costruzione, la loro analisi. Continuo a vedere valutazioni fatte da soggetti “importanti”: se psicologi usano quel test e basta; se sociologi usano quei focus e poco più; se statistici mi vengono i brividi… (non me ne vogliano gli statistici, parlo di quelli poco bravi, come dei sociologi poco bravi e degli psicologi poco bravi). La valutazione è un’altra cosa, dove è necessario coltivare la pluralità disciplinare e metodologica.

Ricordo un’epoca geologica fa, quando l’AIV faceva corsi formativi su tecniche e metodi, sempre molto affollati; ricordo il seminario sugli indicatori da me organizzato a Roma nel lontano 2008, assieme a Cannavò, con l’aula magna di via Salaria colma; penso alla “fame” di sapere metodologico-valutativo che si esprime nei corsi estivi organizzati da Marradi…

I professionisti seri vogliono imparare. Desiderano far bene, meglio, il loro lavoro. Ma dove possono imparare? Dove trovano chi insegna loro ma, ancor più, chi accetta di discutere con loro, di confrontarsi con loro, di fare il necessario benchmarking, verificare i casi di studio, scambiarsi strategie… I valutatori italiani sono sostanzialmente abbandonati al loro sapere. Quelli presuntuosi stanno bene così, naturalmente, ma quelli intelligenti necessitano di un luogo di formazione, scambio, crescita professionale.

L’AIV non è niente di tutto questo.

Non è una questione sufficientemente rilevante?

E poiché nel circolo del burraco dei soliti dirigenti (quelli veri) dell’Associazione non solo non ci sono tali competenze, ma non c’è neppure un barlume di consapevolezza di questo deficit, non sarebbe ora di porvi rimedio?

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interamente autofinanziato.






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1 reply

  1. Bravo Claudio! L’AIV da molti anni ormai (diciamo da dopo la presidenza Vergani) ha smarrito molte delle ragioni per cui è stata fondata! Io, ad esempio non mi sono più iscritto subito dopo il passaggio da Vergani ad altri…

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