Il trittico dell’Aquila. 1 – Introduzione al trittico

Il trittico dell'Aquila

Scheda
Rilevanza teorica
Complessità concettuale e/o operativa
Completezza dell'articolo

1 – Introduzione al trittico

Il 5, 6 e 7 Aprile 2018, all’Aquila si celebra il XXI Congresso dell’Associazione Italiana di Valutazione. 

Come forse sapete ho espresso diverse perplessità critiche su questa associazione (QUI e QUI) che anziché essere “dei valutatori” è di un gruppetto di professori che utilizza l’AIV per ragioni accademiche, assecondati da un altro gruppetto storico di figure varie che ha interessi a mantenere lo statu quo. Questo XXI congresso conferma in pieno ogni dubbio; se leggete il programma trovate molta discussione generica, molti temi interessanti per il gruppo dirigente, relatori “amici” e “molto amici”, salvo i due o tre che non hanno potuto fare a meno di includere, e pochissima sostanza pratica. 

Intendo dire: qualunque argomento valutativo è interessante per i valutatori se la valutazione ha una maturità consolidata, una credibilità acquisita, e la sua Associazione è un punto di riferimento stimato e accreditato. Ma questa NON È la nostra situazione italiana. In Italia la valutazione viene fatta spesso male, per committenti distratti che la percepiscono come dovere quando va bene, e come strumento retorico quando va male, e non mi sembra che l’AIV riceva stima e considerazione, visto che è stata da anni abbandonata in massa dai professionisti e da numerosissimi altri universitari.

In questa situazione, stagnante nella mediocrità, ci sono solo due possibili strade:

  1. proseguire così, rifiutando e anzi temendo ogni cambiamento, perché in questa gratificante autoreferenzialità la professoressa A continua a ringraziare il professore B che presenta il testo della collega C, così come l’anno scorso il professore B, dopo avere ringraziato la collega C, introduceva la relazione della professoressa A, e via anno dopo anno le stesse, identiche persone che si ringraziano l’un l’altra, si presentano vicendevolmente i libri appena pubblicati, si discutono amabilmente l’un l’altra le ultime teorizzazioni valutative, mere rimasticature di testi d’Oltreoceano. Il tutto alla presenza di una claque sempre più ridotta.
  2. Cambiare, vivaddio! Rifondare un movimento dei valutatori dove si ricominci a parlare di problemi concreti. Giammai un impossibile Albo, certamente non un sindacato né una lobby, ma semplicemente il recupero dell’idea originaria dell’AIV, idea culturale e, assieme, professionale; un luogo dove i valutatori imparino, dove i valutatori affinino metodi e strategie, dove si possa parlare di mercato valutativo, dove si intreccino relazioni e si sviluppi capitale sociale da utilizzare anche per battaglie pubbliche, di carattere professionale.

Trovo difficile trovare questo nel programma del XXI Congresso. Anzi: trovo difficile trovare qualcosa che vagamente gli possa somigliare. Coniugando i titoli (artatamente fumosi) con le persone (che conosco quasi tutte) vedo molta spocchia, vedo molto desiderio egemonico, vedo moltissima fuffa. Escludendo due o tre tentativi, che non nomino per non mettere in difficoltà i colleghi, vedo invece un disegno di tronfia riaffermazione di un’idea molto precisa: siamo noi che sappiamo di sapere e che vi diciamo qualunque cosa per riaffermare il nostro ruolo.

Alcune sessioni sono delle vere prese in giro, dove “chair” senza alcuna reale qualifica pretendono di discettare su temi, che potrebbero essere di grande importanza, di cui nulla possono sapere, loro curriculum alla mano! Ma è così. Ogni sforzo di cambiamento interno all’AIV è stato da tempo normalizzato e la restaurazione vigente pesa come cappa di piombo, fra inconsapevolezza e piccoli interessi di bottega.

Cosa serve, secondo me, ai valutatori?

Con un po’ di semplificazione direi tre cose:

  1. Essere bravi, ovviamente. Valutatori cani rovinano il mercato e distruggono la credibilità di tutto il movimento. Essere bravi, checché ne dicano i professori, significa certamente studiare molto ma anche praticare molto la valutazione; chi l’ha studiata molto e sostanzialmente mai fatta va bene come “chair” del Congresso AIV, ma non va bene per la valutazione. E quindi METODO. Il metodo della ricerca valutativa è fondamentale per trasformare la valutazione da chiacchiera a pratica, perché i committenti pagano la valutazione per avere dei risultati utili. Metodo = sapere fare la valutazione. Senza metodo si fa solo il congresso AIV. Il metodo (che è molto ma molto studio, molto ma molto confronto e veramente molta ma molta pratica sul campo) sarà l’oggetto del prossimo mio contributo qui, sul blog, domani 5 Aprile.
  2. Coniugare le competenze metodologiche alle abilità e competenze del professionista. Questa cosa non può essere capita dai professori dell’AIV che – qualcuno di più e qualcuno molto meno – hanno sì studiato un po’, ma praticato assai poco. È inutile sapere tutto sul metodo (per modo di dire) senza sapere come interagire col committente e con gli stakeholder, senza capire come funziona un’organizzazione, senza sapere adattare il proprio sapere alle questioni reali che il contesto pone. Di questo scriverò qui il 6 Aprile.
  3. Infine la deontologia, un tema assolutamente dimenticato in AIV. Come si deve comportare un valutatore? Deve rispettare un codice? La sua Associazione (ammesso di avere un’associazione) deve avere un codice deontologico? Lo deve fare rispettare? Perché? Di questo scriverò il 7 Aprile.

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