«Un’antropologia per capire, per agire, per impegnarsi». La lezione di Tullio Seppilli (Perugia, 14-16 giugno 2018)

Informazioni generali e Call for papers

Il Convegno nazionale «Un’antropologia per capire, per agire, per impegnarsi». La lezione di Tullio Seppilli avrà luogo nel mese di giugno 2018 presso l’Università di Perugia, Dipartimento di Filosofia Scienze Sociali, Umane e della Formazione.
Cinque anni dopo il primo Convegno nazionale e a quasi un anno dalla scomparsa del suo fondatore e presidente Tullio Seppilli (16 ottobre 1928 – 23 agosto 2017), la SIAM e la Fondazione Angelo Celli per una cultura della salute intendono ricordarlo promuovendo un’ampia riflessione sui principali ambiti tematici di indagine e di azione legati all’antropologia medica sui quali Seppilli ha orientato e guidato la disciplina nel corso della sua lunga vita di studio, di docenza e di impegno civile.

Immag003Il convegno si aprirà con i saluti delle Autorità, una presentazione di Cristina Papa (presidente della Fondazione Angelo Celli) e proseguirà con la relazione generale introduttiva, tenuta dal presidente della SIAM Alessandro Lupo. Esso sarà articolato in sedute plenarie e sessioni tematiche parallele. Sono previsti interventi magistrali di studiosi internazionali legati a Tullio Seppilli da una intensa collaborazione.

Le sessioni tematiche parallele – per le quali vale questo Call for papers – saranno prevedibilmente così articolate:

Teorie e metodi della ricerca

(coordinatori: Fabio Dei, Università di Pisa, f.dei@stm.unipi.it – Roberto Malighetti, Università di Milano- Bicocca, roberto.malighetti@unimib.it)

Usi sociali dell’antropologia

(coordinatori: Giovanni Pizza, Università di Perugia, giovanni.pizza@unipg.it – Massimiliano Minelli, Università di Perugia, massimiliano.minelli@unipg.it)

Cittadinanza, corpo e Stato

(coordinatori: Pino Schirripa, Sapienza Università di Roma, pino.schirripa@uniroma1.it – Ivo Quaranta, Università di Bologna, ivo.quaranta@unibo.it)

Agency, soggettività e violenza

(coordinatore: Roberto Beneduce, Università di Torino, roberto.beneduce@unito.it)

Il contributo dell’antropologia alla riconfigurazione delle pratiche mediche

(coordinatori: Erica Eugeni, SIAM, erica.eugeni@gmail.com – Alessandro Lupo, Sapienza Università di Roma, alessandro.lupo@uniroma1.it)

Salute sessuale e riproduttiva

(coordinatori: Gianfranca Ranisio, Università di Napoli Federico II, ranisio@unina.it – Donatella Cozzi, Università di Udine, donatella.cozzi@uniud.it)

Salute, ambiente e rischio

(coordinatori: Andrea F. Ravenda, Università di Messina, ravenda01@gmail.com – Elisa Pasquarelli, Università di Perugia, elisa.pasquarelli@gmail.com)

Al termine della seconda giornata, sarà proiettato il documentario dedicato alla vita e all’opera di Tullio Seppilli prodotto da Josep Comelles della Universitat Rovira i Virgili di Tarragona.

 

La scadenza per l’invio delle proposte di contributi alle sessioni tematiche parallele è il 22 aprile 2018: le proposte dovranno essere inviate ai coordinatori della sessione a cui si vuole contribuire e dovranno contenere un titolo e un riassunto di massimo 1200 caratteri (spazi inclusi). Ove accettato dai coordinatori, il contributo non dovrà superare, in sede di Convegno, il tempo massimo di 15 minuti.

La lingua ufficiale del Convegno sarà l’italiano.

Iscrizione al Convegno

Le quote di partecipazione al Convegno sono state così fissate:

  •  per studenti, dottorandi, precari della ricerca e soci SIAM: quota di euro 25 (che comprende anche due buoni pasto per i pranzi di venerdì 15 e sabato 16 giugno e un ampio sconto su tutti i volumi della rivista “AM” e sui volumi della collana “BAM”);
  •  per tutti gli altri partecipanti al Convegno, ivi compresi relatori e contributori che non rientrano nella categoria precedente: quota di euro 50 (che comprende anch’essa due buoni pasto per i pranzi di venerdì 15 e sabato 16 giugno e un ampio sconto su tutti i volumi della rivista “AM” e sui volumi della collana “BAM”).Relatori e contributori pagheranno la quota di iscrizione, una volta ricevuta la comunicazione di accettazione del proprio paper, entro il 15 maggio 2018; le quote dovranno essere versate tramite bonifico bancario direttamente sul conto della SIAM (IBAN: IT 87 Q 01030 03002 000000803083 – SWIFT: PASCITM1PG2).I soli uditori potranno invece versare la propria quota, anche in contanti, al momento di ingresso nella sede del Convegno.

    Comitato organizzatore: Paola Falteri, Sabrina Flamini, Fabrizio Loce-Mandes, Alessandro Lupo, Massimiliano Minelli, Cristina Papa, Elisa Pasquarelli, Maya Pellicciari, Giovanni Pizza (coordinatore), Andrea F. Ravenda.

    Per informazioni: convegnosiam@antropologiamedica.it


mqdefaultSessioni indicate nella Call for papers del II Convegno SIAM «Un’antropologia per capire, per agire, per impegnarsi» La lezione di Tullio Seppilli
(Perugia, 14-16 giugno 2018)

Teorie e metodi della ricerca

Coordinano: Fabio Dei (Università di Pisa) – Roberto Malighetti (Università di Milano Bicocca)

Questa sessione tematica ha lo scopo di portare in primo piano alcuni degli snodi teorici, metodologici ed epistemologici attorno ai quali si articola l’odierno dibattito dell’antropologia medica. La disciplina non ha forse più bisogno oggi, diversamente dalla sua fase aurorale, di giustificare teoricamente la propria esistenza a fronte dei più consolidati saperi biomedici. Ma proprio tale “maturità” fa sì che siano nate al suo interno prospettive assai diverse e talvolta contrastanti, che è utile far emergere e discutere in modo esplicito. Ci riferiamo ad esempio alla tensione fra gli approcci “culturalisti” e quelli “critici”: i primi concentrati sulle differenze simboliche nelle concezioni del corpo, della salute e della malattia, i secondi sulle disuguaglianze sociali e la dimensione del potere. Oppure all’incontro dell’antropologia medica con la tematica della biopolitica, che mette in discussione molti degli approcci e delle categorie classiche. Difficile poi distinguere il piano teorico da quello del metodo: che cosa sia l’etnografia in campo medico-antropologico è problema strettamente intrecciato con l’adozione di paradigmi teorici e la scelta di particolari posizionamenti politici e retorici da parte del ricercatore. Questi sono solo alcuni spunti per una sessione che accetterà volentieri sia rassegne critiche del dibattito attuale, sia contributi che, partendo da concrete esperienze di ricerca, giungano a problematizzarne i presupposti teorico-metodologici.

Usi sociali dell’antropologia

Coordinano: Massimiliano Minelli – Giovanni Pizza (Università di Perugia)

«Credo che gli antropologi debbano impegnarsi nell’“uso sociale della ricerca sociale” tenendo sempre in conto, sul terreno etico-politico, che l’uso delle conoscenze emerse dalla ricerca sociale si determina entro precisi quadri di egemonia e di potere. All’interno delle opzioni che ne derivano credo di aver costantemente sviluppato attività di ricerca con finalità operative tese a fondare processi di consapevolezza e di liberazione». Così Tullio Seppilli definisce la nozione di «uso sociale» dell’antropologia, strutturandola su tre assi strategici in campo sanitario: 1) la visione complessiva del mutamento storico, considerata elemento imprescindibile per coniugare l’analisi dei rapporti di forza e le strategie di intervento sociale; 2) l’attenzione antropologica sulla complessità dei «processi di salute/malattia», osservati nelle interazioni tra pratica e teoria allo scopo di «fornire piattaforme conoscitive dalle quali sia possibile intervenire con efficacia»; 3) il monitoraggio riflessivo dei rapporti di potere, in base ai quali si riproduce la conoscenza antropologica interagendo con le istituzioni e contribuendo alla elaborazione di proposte operative sul rapporto tra crisi della salute, ineguaglianze e ingiustizia sociale. Sulla base di tale impostazione, la sessione intende ospitare interventi caratterizzati da una densa esperienza etnografica che, al di là della loro localizzazione, offrano analisi, riflessioni e interpretazioni sui possibili usi sociali dell’antropologia medica.

Cittadinanza, corpo e Stato

Coordinano: Ivo Quaranta (Università di Bologna) – Pino Schirripa (Sapienza Università di Roma) –

Negli ultimi quindici anni in seno alla riflessione antropologica medica – grazie anche a contributi di autori come Adriana Petryna, Didier Fassin, Vinh-Kim Nguyen, Nikolas Rose, Carlos Novas, fra gli altri – si sono consolidati approcci attenti alla dimensione biopolitica che, sviluppando il pensiero di M. Foucault e G. Agamben, hanno messo in luce come il corpo biologico venga catturato e inscritto in specifiche economie morali che vanno a definire i criteri e le soglie attraverso cui determinati diritti fondamentali, quale l’accesso alle cure, sono fruibili per specifiche categorie di soggetti sociali.

Concetti come quelli di cittadinanza biologica e terapeutica sono diventati parole chiave nei dibattiti contemporanei; essi però non esauriscono l’analisi delle molteplici forme attraverso cui il corpo è catturato in processi di statizzazione (Deleuze), e il modo in cui vengono definite soglie e criteri di legittimità, così come specifici processi di soggettivazione. Il panel mira ad accogliere contributi, tanto teorici quanto etnografici, che interroghino precisamente tali processi.

Agency, soggettività, violenza: vite di traverso, figure del riscatto

Coordinano: Roberto Beneduce – Simona Taliani (Università di Torino)

Il dibattito e la riflessione antropologica insistono da tempo sulla posta in gioco del “riconoscimento” e il rapporto tra le relazioni sociali, i contesti di dominio e le forme di soggettivazione. Il ricorso al repertorio concettuale della teoria critica si rivela fecondo, sebbene taluni termini come quello di “agency” siano talvolta estenuati in ragione del loro abuso, della diversa connotazione assunta all’interno di campi disciplinari eterogenei e della frequente assenza di una approfondita analisi storica. Questo panel vuole essere l’occasione per pensare i contesti concreti dentro i quali i rapporti di dominio costituiscono e trasformano i soggetti, i modi cioè attraverso i quali forme della soggettività, del desiderio, della sofferenza sono generate o riprodotte all’interno di quelle situazioni caratterizzate da meccanismi di assoggettamento simbolico, economico, culturale e politico (sfruttamento delle risorse naturali e impatto sull’ambiente e i viventi; violenza strutturale, migrazione e nuove soggettività politiche all’interno della “forma-campo”; contemporanee espressioni di subalternità e di egemonia; “epistemocidi” e ruolo dei “saperi minori”; ecc.). L’analisi vuole nondimeno esplorare il modo attraverso cui i soggetti abitano attivamente le strutture del dominio, partecipando alla loro riconfigurazione fra le “rovine del mondo capitalistico” (Tsing). L’assunto esplicito della proposta è concepire come radicalmente sociali le forme dello psichismo e i profili dell’individuo, misurando su tale assunto il contributo critico delle scienze medico-antropologiche ed etnopsichiatriche: in particolare là dove esse sono interpellate dai nuovi luoghi della crisi delle apocalissi.

Il contributo dell’antropologia alla riconfigurazione delle pratiche mediche

Coordinano: Erica Eugeni (Società italiana di antropologia medica) – Alessandro Lupo (Sapienza Università di Roma)

Negli ultimi decenni gli studi antropologici hanno fornito un importante contributo critico circa i limiti epistemologici dei paradigmi teorici e i problemi connessi alle pratiche che concernono la tutela e alla gestione della salute da parte delle istituzioni sanitarie. Come conseguenza, gli antropologi vengono chiamati sempre più spesso a interagire con i saperi biomedici, i professionisti della salute e le istituzioni sanitarie, tanto in quanto soggetti esterni interpellati nella valutazione di progetti, attività e politiche di salute, quanto in qualità di attori nell’ambito di équipe multidisciplinari. La sessione intende riflettere sul contributo che il sapere antropologico può offrire alla salute pubblica accogliendo interventi teorici, esiti di ricerche svolte in ambito sanitario relativamente ai processi di salute-malattia, ai percorsi terapeutici e alla salute pubblica, e personali esperienze di lavoro, che analizzino forme e modalità di collaborazione tra scienze sociali, saperi di ambito biomedico e professionisti della salute e sociosanitari, evidenziandone limiti e difficoltà (ad es. riguardo a tempi, linguaggi, strumenti, modalità di ingaggio) e proponendo prospettive e nuovi spazi di interazione.

Salute sessuale e riproduttiva

Coordinano: Donatella Cozzi (Università di Udine) – Gianfranca Ranisio (Università di Napoli Federico II)

«Per capire, per agire, per impegnarsi» questa sezione desidera ospitare i resoconti di ricerca sui temi della salute sessuale e riproduttiva, che attraverso l’approccio dell’antropologia medica critica permettano di approfondire le implicazioni delle campagne nazionali di pronatalismo, la violenza ostetrica, le trasformazioni dei regimi prostituzionali, le definizioni della maternità e la maternità nelle

migrazioni transnazionali, la medicalizzazione della salute femminile, le tecnologie riproduttive, le fratture della riproduzione (reproductive disruptions), come gli aborti, spontanei o provocati, o ancora la problematicità delle scelte rispetto alle diagnosi prenatali. Si tratta di argomenti che interessano la salute sessuale e riproduttiva nelle sue dimensioni complesse, ponendone in evidenza il rapporto con gli aspetti sociali e culturali di una società, ma soprattutto con le logiche e i discorsi del potere che passano attraverso la gestione e il controllo dei/sui corpi.

Salute, ambiente e rischio

Coordinano: Elisa Pasquarelli (Università di Perugia) – Andrea F. Ravenda (Università di Messina)

Nell’ambito della ricerca antropologica ha assunto un ruolo sempre più rilevante l’analisi critica dei rapporti tra le modificazioni ambientali dovute all’attività umana e le questioni relative all’integrità o alla tutela dei sistemi che definiscono l’ambiente fisico e biologico in cui vivere. Si tratta di un tema che interessa e investe anche le valutazioni e le azioni concernenti il rischio sanitario e la salute pubblica. Nelle economie politiche dipendenti dal mercato dei combustibili fossili, numerose aree del pianeta sono state investite da processi di industrializzazione che hanno determinato trasformazioni ambiguamente connesse a progettualità di sviluppo dei territori, ma anche al loro sfruttamento intensivo, incidendo pesantemente sull’ambiente, sul clima, sulla salute delle persone. In questi contesti il diritto alla salute è stato sistematicamente eroso, costituendosi come spazio di una continua rivendicazione fisico-politica in cui l’individuazione, la prova e la quantificazione del danno biologico subito dagli ambienti e dai corpi diventano fattori costitutivi, non di rado controversi e conflittuali, di nuove strategie per la salute e di nuove forme di cittadinanza e di partecipazione politica. La sessione è aperta a contributi teorici ed etnografici che esplorino, nella loro molteplicità, le possibili articolazioni e gli esiti delle connessioni tra modificazioni ambientali, rischio sanitario, tutela e diritto alla salute.



Categories: Libri e formazione

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