Guida completa alla Nominal Group Technique

Guida completa alla Nominal Group Tecnique

Scheda
Rilevanza teorica
Complessità concettuale e/o operativa
Completezza dell'articolo

Una tecnica poco conosciuta ma con molteplici aspetti interessanti.

Cos’è la NGT

La Nominal Group Technique (NGT) è una tecnica di gruppo nominale. Vale a dire che cerca di limitare il più possibile le interazioni non necessarie fra i partecipanti, le prese di posizione puntigliose, l’influenza negativa di eventuali gerarchie e di posizioni notoriamente contrapposte.

La fondamentale (e dirimente) differenza con la Delphi, la più nota tecnica nominale, è che il gruppo di partecipanti è compresente in un’unica sessione di lavoro (come nelle tecniche di gruppo reale quali focus group e brainstorming). Come impedire le relazioni e le interazioni negative se i partecipanti sono assieme, si vedono e interagiscono? E’ evidente che non si può. La NGT assomiglia assai più alle tecniche reali che alla Delphi ma, in qualche modo, si sforza di contenere, limitare, dare un ordine alle interazioni, partendo dagli stessi assunti della Delphi, ovvero che ci possono essere situazioni che possono incidere negativamente sulla qualità dell’informazione prodotta. Si vede qui l’apice del pensiero positiva nelle scienze sociali; l’interazione è inevitabile ma si pretende di renderla in qualche modo asettica e poco influente. E’ una pretesa assurda. Ciò nonostante la NGT è interessante per il formato informativo prodotto in gruppo, e ha valore indipendentemente dalle più o meno irraggiungibili pretese originarie. Qui comunque spiegheremo la tecnica come immaginata originariamente.

La NGT si sviluppa in due fasi:

  1. i partecipanti al gruppo esprimono individualmente un parere, sul tema in oggetto; solitamente questo parere si formula tramite punteggi;
  2. nella seconda parte i partecipanti, guidati dal facilitatore del gruppo, discutono assieme, con una modalità particolare, i precedenti elementi sui quali non si sia già dato accordo nella prima fase.

Lo scopo dell’NGT è il consenso. Si cerca di far condividere il medesimo parere a tutto il tavolo, o a quanti più partecipanti è possibile.

Quindi è solo la prima parte dell’NGT ad essere nominale (ciascuno lavora individualmente senza sapere quali giudizi esprimono gli altri) mentre la seconda, per quanto la conduzione – come vedremo – sia rigida, non può che essere reale. Questa modalità in due fasi, tipica dell’NGT, può comunque essere una pratica interessante utile anche in altre tecniche.

Perché è preferibile far esprimere i pareri tramite punteggi (vedi la fase 1 qui sopra)? Solo per una ragione pratica. Fra la prima e la seconda fase il facilitatore deve controllare i risultati individuali prodotti e constatare se ci sono elementi di convergenza su alcuni punti che – in quanto già condivisi – non dovrebbero essere ridiscussi nella seconda fase. E’ evidente che con opinioni sono testuali il lavoro non solo risulterà più lungo e difficoltoso, ma anche più discutibile e potenzialmente rifiutabile dal gruppo. Benché quindi siano possibili anche giudizi testuali, si preferisce raccogliere i giudizi tramite scale, molto velocemente trasferibili in una matrice per constatare l’esistenza di un valore modale (vedremo meglio a breve).

Preparazione della NGT

La sessione NGT si basa su un gruppo in compresenza ed è soggetta ai vincoli che la compresenza impone:

  • limitato numero di partecipanti (6-8; una decina, e fino al massimo di 12, solo per conduttori esperti; sopra i 12 ci possono essere seri problemi di gestione);
  • tempo limitato per mantenere lucidità e pazienza nei partecipanti (all’incirca due ore);
  • particolare modo di conduzione del gruppo che, oltre alla comprensione tecnica, deve gestire eventuali situazioni relazionali negative (p.es. eventuali conflitti, ma non solo questi).

La NGT propone di far giudicare una serie di elementi tramite una scala cardinale; per esempio:

  • livello di efficacia di determinate azioni rispetto alle finalità dichiarate dal Programma;
  • ambiti esperienziali dei quali stabilire l’importanza soggettiva;
  • indicatori di efficacia di un programma fra i quali stabilire delle priorità…

Ogni qual volta si vuol far decidere il valore intrinseco (a ciò serve la scala cardinale) di qualcosa (inerente il Programma valutato) a un gruppo, probabilmente la NGT può trovare applicazione.

Per questo scopo il valutatore deve preparare, prima della sessione:

  • la scala da utilizzare;
  • gli n elementi cui attribuire i punteggi di scala;
  • le regole con le quali stabilire la condivisione o meno (si veda poco avanti);
  • la matrice nella quale inserire i risultati.

Questi quattro elementi possono essere compendiati in un software (che può avere più o meno rigidità e diversità da quanto qui illustrato) o essere interamente gestiti a mano. 

Qui spieghiamo la versione a mano perché – oltre a essere utilizzabile in caso di necessità – permette la comprensione necessaria per utilizzare al meglio qualunque eventuale software.

I partecipanti esprimono i loro giudizi tramite delle normali scale. Per la NGT precisiamo solo quanto segue:

  • utilizzare scale a 5 intervalli (da 1 a 5) per evitare eccessiva dispersione nelle risposte;
  • utilizzare gadget, vale a dire strumenti manipolabili, per la scala e per gli “oggetti” da collocarvi (un esempio poco sotto).

Se gli oggetti da scalare sono pochi, la scala può semplicemente essere disegnata su un foglio sopra il quale, i partecipanti, collocheranno fisicamente i cartoncini con l’iscrizione opportuna. Ogni partecipante colloca i cartoncini disponibili nei vari intervalli e quando ha finito avverte il conduttore e i suoi assistenti che registreranno le risposte sulla matrice che vedremo poco più avanti.

Se gli oggetti sono abbastanza numerosi, si può procedere predisponendo 5 vaschette per ogni partecipante, con l’indicazione “1”, “2”… “5”, semmai con colori differenti. I partecipanti collocheranno i cartoncini nelle opportune vaschette (ciascuno nelle proprie).

La possibile manipolazione dei gadget permette ai partecipanti di collocare gli oggetti, contemplare la collocazione nel suo insieme e semmai mutare idea, cosa che non sempre i software consentono. Terminata la riflessione, ogni partecipante avverte il conduttore che registra i risultati in matrice.

Nelle foto un esempio reale.

Le regole per stabilire la condivisione (prima fase)

Come già detto l’NGT è una tecnica che mira al consenso del tavolo. Per questo, se il punteggio dato dal gruppo a un determinato oggetto è già identico, o fortemente analogo, il giudizio è dichiarato “condiviso” e non viene discusso nella seconda fase.

E’ quindi cruciale avere delle regole molto semplici da utilizzare nel caso che non tutti i partecipanti del tavolo abbiano dato, esattamente, lo stesso punteggio di scala, ma almeno dei punteggi piuttosto simili. Queste regole vanno stabilire prima, sulla base di quanti intervalli ha la nostra scala (abbiamo già suggerito 5), di quanti partecipanti effettivamente siedono attorno al tavolo (più partecipanti significa una potenziale maggiore dispersione dei risultati) e quanto severamente consideriamo il concetto di ‘condivisione’.

Facciamo un esempio; supponiamo:

Dobbiamo stabilire quale valore modale debba raggiungere il parere dei partecipanti su ciascun elemento, al fine di dichiarare “condiviso” il parere. Per capirci: se 10 partecipanti su 10 indicano che l’oggetto A vale 4 punti della scala, è ovvio che quel parere sia condiviso; se 9 dicono 4, e uno solo dovesse dire 3, ancora potremmo considerarlo condiviso; probabilmente anche 8 valori identici e due poco distanti ci farebbero propendere per una sostanziale condivisione, mentre solo 4 valori identici e gli altri distribuiti lungo la scala, no.

A quanto deve ammontare la moda per poter decretare il consenso? Non esiste una regola precisa ma dipende da diverse circostanze che il conduttore deve valutare. Questa è una breve linea guida:

  • per essere convincente la moda deve comunque essere un valore superiore alla semplice maggioranza del gruppo;
  • è rarissimo avere mode che sfiorino la totalità dei giudizi già in scale 1-5; la moda quindi deve essere ragionevole, non si può pretendere di fissarla troppo alta (oltre i due terzi);
  • gruppi molto ristretti (5-6 persone) necessitano di mode assai più alte – in proporzione – rispetto a quelle utilizzabili per gruppi numerosi (14-15 persone);
  • si possono utilizzare alcuni accorgimenti (proposti poco sotto) per considerare comunque valide mode più basse di quanto stabilito, e questo al fine di accelerare la riunione (specie nei casi in cui c’è poco tempo, ci sono troppi partecipanti, e così via).

Diciamo allora, a titolo di esempio, che in un gruppo di dieci persone una moda con frequenza 7 è più che accettabile; 8 nel caso di dodici partecipanti. Però succede, e non per colpa del conduttore, che la sessione sia iniziata tardissimo, che qualcuno annunci che entro breve dovrà andare via e che, insomma, ci sia la necessità di abbreviare il più possibile la riunione. Allora si può accettare un risultato più accomodante con certe cautele.

Supponiamo di avere quindi un gruppo di dieci partecipanti e di avere stabilito una moda pari a 7. Se però – in ipotesi – il valore modale reale fosse solo 6 collocato sull’intervallo di scala “4”, e avessimo due altri casi sul valore di scala “3” e altri due sul “5”, non vi pare che potremmo dichiarare “4” un valore consensuale, anche se la moda registrata non è quella attesa? Piccoli casi di questo genere sono frequenti e appaiono abbastanza accettabili.

La matrice preparata su un foglio elettronico:

Suggerimenti per la conduzione semi-direttiva (seconda fase)

Pur con tutto quanto detto sopra, e al di fuori da tentazioni neo-positiviste, la conduzione semi-direttiva della seconda parte dell’NGT ha delle ragioni valide.

Nei numerosi casi da me praticati in questi anni, per esempio, dovevo far attribuire punteggi di merito, a gruppi di testimoni chiave, a degli indicatori di qualità della vita. Gli esperti dovevano stabilire, indicatore per indicatore, se nel momento attuale assumessero un carattere di eccellenza (valore di scala ordinale pari a 5), al contrario di criticità (valore 1) o un qualunque valore intermedio (l’uso di scale di questo genere è abbastanza tipico e comunque consigliato nell’NGT). Io avevo 24 indicatori (tutti abbastanza complessi) da valorizzare, e generalmente solo un terzo circa riceveva un valore condiviso nella prima fase; i miei gruppi, poi, raramente erano contenuti negli 8-9 suggeriti dalla letteratura sui gruppi perché, per varie ragioni di opportunità, di “diplomazia” o di puro caso ne capitavano spesso 10-12 (e qualche volta di più).

Come sa bene ogni conduttore di gruppo, indipendentemente dalla tecnica e dagli obiettivi di ricerca un gruppo può mantenere una buona attenzione e collaboratività per circa un’ora e mezza, massimo due. Dopo si ha un rapido decadimento dell’attenzione e un cattivo risultato. La prima fase dell’NGT, pur essendo veloce, porta via almeno mezz’ora o qualcosa di più (contando anche la necessaria fase intermedia in cui il ricercatore elabora velocemente i risultati per verificare il consenso). I conti sono presto fatti: con difficoltà può bastare una sola ora (o una e mezza) per discutere liberamente di 14-18 item residui (nel mio caso), con 10-12 “esperti”, ciascuno dei quali desideroso di evidenziare la propria sapienza e arguzia. Positivismo a parte, quindi, occorre essere semi-direttivi per costringere il gruppo a non perdersi in scambi comunicativi oziosi ed essenzialmente simbolici, restare concentrati e produrre esattamente ciò che serve al ricercatore: i punteggi relativi agli item da valorizzare.

Potrà sembrarvi una ragione poco nobile ma occorre fare bene i conti con la pratica delle tecniche.

Gli elementi votati e non accettati come consensuali vanno discussi in gruppo, uno per uno. La logica dell’NGT – che desidera la minor interazione possibile fra i partecipanti – impone una conduzione più rigida e direttiva.

A regime il conduttore vorrebbe che il gruppo analizzasse brevemente l’item contestato, considerasse le ragioni per le quali qualche membro del gruppo (indipendentemente dalla sua identità e dalle sue ragioni) ha attribuito un valore – supponiamo – alto, e qualcun altro all’opposto un valore basso; per evidenziare tali ragioni non occorre che ciascun partecipante prenda la parola (semmai ripetendo sostanzialmente quello che già altri hanno spiegato). Si dovrebbe supporre (e questo è molto positivista) che dopo avere rappresentato tali ragioni in maniera chiara e razionale il gruppo sappia distinguere le ragioni buone da quelle cattive e, con una decisione di gruppo, sappia attribuire un punteggio univoco (uno dei due discussi, o uno intermedio).

Affinché si possa arrivare a una modalità di discussione così disciplinata è necessario che il conduttore del gruppo dia tempo per comprenderla. Inizialmente, quindi, spiegherà che, a causa del tempo ristretto e del molto lavoro da fare, non lascerà fare libere discussioni su tutto da parte di tutti. Anzi, si limiterà a chiedere, inizialmente, una dichiarazione a favore di una posizione emersa dall’iniziale attribuzione di punteggi (per esempio la posizione che attribuisce un basso valore all’item), e subito dopo una seconda dichiarazione a favore della tesi opposta. Chiarita questa specie di regola, il conduttore propone il primo elemento e ne illustra il ventaglio di punteggi ricevuti; le interazioni successive dovrebbero essere più o meno di questo tipo:

  • CONDUTTORE: Bene, chi vuole spiegare le buone ragioni per attribuire un punteggio basso?
  • PRIMO PARTECIPANTE: Io. Secondo me [spiega le ragioni di un punteggio basso].
  • CONDUTTORE: Ottimo; chi vuole intervenire ora per spiegare le ragioni per un punteggio alto
  • SECONDO PARTECIPANTE: Vorrei dire qualcosa io… 
  • CONDUTTORE: Lei parla a sostegno della validità di un punteggio alto?
  • SECONDO PARTECIPANTE: No, voglio aggiungere ragioni a quelle del collega, per sostenere che il punteggio deve essere basso…
  • CONDUTTORE: Allora, mi scusi, ma in questo momento vorrei sentire un’opinione a favore del punteggio alto; le darò la parola in seguito…
  • TERZO PARTECIPANTE: Io potrei parlare a favore di un punteggio alto…
  • CONDUTTORE: Bene, dica pure!

Questo immediato stop al secondo partecipante è fondamentale, deve avvenire subito ed essere fermamente perseguito; in caso contrario non sarà più possibile imporre successivamente questa regola e il gruppo prenderà la forma discorsiva tipica dei focus group, indubbiamente con molta ricchezza di particolari ma con enorme spreco di tempo che metterà in pericolo la conclusione della sessione.

Naturalmente, poi, occorre saggezza da parte del conduttore. Per esempio, nel caso appena proposto, deve essere cura del conduttore far parlare il secondo partecipante appena il terzo abbia finito. Inoltre, nella discussione dei primi item si potrà concedere ai partecipanti di intervenire, successivamente, anche ripetendo dichiarazioni già avvenute, per poi, pian piano, stringere i tempi di discussione di ogni item limitando gli interventi aggiuntivi.

La fermezza necessaria nei primi scambi – come esemplificata sopra – non è semplice, specie in gruppi con presenza di persone che tendono a monopolizzare la sessione, a imporre la propria personalità e sfuggire le regole. Per questo la buona gestione di un’NGT non è affatto semplice e occorre un conduttore ben addestrato che sappia imporre la propria autorevolezza.

Oltre a quanto appena detto propongo alcuni altri brevi suggerimenti:

  • a volte, malgrado il desiderio del conduttore, la discussione si avviluppa lasciando chiaramente il gruppo diviso fra coloro che sostengono un determinato punteggio e coloro che ne sostengono uno diverso; la discussione non deve continuare oltre le poche battute e quindi il conduttore ha due scelte: 1) attribuire un punteggio medio segnandolo – nei risultati – come “non condiviso” (è una delle opzioni possibili), oppure 2) forzare il gruppo verso una delle due soluzioni, per esempio quella che ha una maggioranza di sostenitori e (seconda condizione essenziale) che convince il conduttore che si pone come parte terza interprete della realtà rappresentata; 
  • anche se il gruppo è stanco, alla fine del lavoro il conduttore richiede ancora cinque minuti di attenzione e rilegge tutti i risultati: quelli emersi come consensuali dalla prima fase, quelli discussi nella seconda fase, indicando quelli non consensuali. Li legge lentamente dando il tempo al gruppo di assimilarli e ragionarci e accetta di riaprire brevemente la discussione su alcuni, laddove richiesto;
  • a seconda delle finalità dell’NGT può essere molto conveniente registrare tutta la conversazione, per avere molte indicazioni di merito al di là dei punteggi finali.

Il prodotto finale ottenuto

Alla fine della sessione (che può durare fra l’ora e mezza e le due ore) il ricercatore ha ciascun item con un valore condiviso compreso fra 1 e 5, e alcuni valori non condivisi (come tali dichiarati) con un valore medio o stabilito in altro modo.

Questo risultato può essere conclusivo di una parte di lavoro; può costituire la base per un ampliamento e un nuovo trattamento; oppure può essere un esercizio ripetuto nel tempo per verificare come cambino i giudizi del gruppo nel tempo, durante l’esecuzione del Programma.

Claudio Bezzi, 20 Marzo 2018.

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