L’affascinante stupidità (degli indicatori) della qualità della vita

L’affascinante stupidità (degli indicatori) della qualità della vita

Scheda
Rilevanza teorica
Complessità concettuale e/o operativa
Completezza dell'articolo

Ogni classifica, indice, confronto fra paesi e città che leggiamo sulla stampa, è un orrore metodologico.

La “qualità della vita” è una di quei concetti affascinanti, intriganti, sempre interessanti quanto profondamente stupidi, sfuggenti e sostanzialmente superficiali. Chi non ha sbirciato, almeno una volta, in qualche elenco delle “città dove si vive meglio”, come quelle periodicamente propinate da quotidiani e settimanali di indubbia reputazione? Come ci piace vedere la nostra città com’è posizionata, per gioire o rattristarci a seconda se si abita nelle (solite) città-paradiso o nelle (solite) città-inferno!

Newsweek del 23-30 Agosto 2010 propone un ampio servizio – cui era dedicata anche la copertina – su The best countries in the world. I 100 primi Paesi del mondo classificati secondo alcune dimensioni quali una (non molto bene specificata) “qualità della vita”, dinamismo economico, educazione e così via, con una classifica generale di sintesi e con specificazioni, per esempio, fra nazioni popolose o meno, ad alto/basso reddito e quant’altro occorre per riempire diverse pagine. Qui trovate il testo, ma vi potete divertire ancora di più osservando le varie classifiche collocate in una divertente mappa interattiva dove cercare l’Italia (e altre 99 nazioni).

Prima considerazione: anche se il 90% dei lettori corre a vedere come si colloca lui (il suo Paese) nella classifica e poi passa oltre, tenere oscuro il metodo d’analisi ed elaborazione non va bene. Una delle cinque dimensioni impiegate, p. es., è “Qualità della vita”: come è stato definito ed operativizzatoil concetto? Boh! Si legge solo che “hanno incluse cose quali salute (che però ha una sua dimensione specifica), sicurezza e la possibilità di fare una vita dignitosa”. Non sapere come hanno operativizzato il concetto lascia perplessi, e quelle due righe di commento ancora di più. Nella mappa interattiva si capisce qualcosa di più, ma non poi tanto.

Inoltre: L’Italia risulta essere 34^ nella classifica specifica dell’educazione; 3^ in quella della salute; 20^ in quella blob della qualità della vita, 44^ come dinamismo economico e 22^ per il contesto politico (stabilità, partecipazione…). Che posizione occupa nella classifica generale, di sintesi? 23^. Come hanno ricavato quel “23”? Provateci da voi a capirlo, è facile! Vi aiuto: è il modo più stupido e totalmente sbagliato (quando avete capito e fate le prove vi verrà un errore di un punto; io presumo sia per evitare gli ex-aequo che ha comportato piccoli aggiustamenti).

Queste osservazioni sono solo due fra le tante, ovviamente; secondo me è sostanzialmente tutto o inesplicito, o vago, o errato, ma voglio andare avanti.

Seconda considerazione: al netto degli errori e varie amenità sopra richiamate vediamo il significato complessivo di questa operazione. Partiamo dal risultato finale basandoci, per semplicità, sulla classifica generale di sintesi. Chi ha vinto? I Paesi Nordici (Finlandia – la vincitrice assoluta! –, 

Svezia e Norvegia), la Svizzera (seconda), Danimarca, Lussemburgo (Lussemburgo??), Olanda, Australia, Giappone e Canada; gli Stati Uniti sono undicesimi. Fra le posizioni di rispetto noto anche la Corea del Sud (15^), Singapore (20^) etc.

C’è qualcosa che non va.

Ma non voglio dire io perché, lo lascio dire a Courtenay Anderson di Espoo, Finlandia (il Paese

vincitore) che sul numero di “Newsweek” del 6 Settembre 2010 nella rubrica “Letters” scrive: 

Finland is a country of long distances, dark winters, and often quite depressed people. Your research has failed to capture the country’s high levels of domestic violence, divorce, and alcoholism. Workplace bullying is rampant, the school system is unresponsive to students’ needs, and government figures severely underestimate the true unemployment rate. I hope these comments will help you and you readers put some perspective into your finding of Finland as the “best country” in the world.

Secondo Courtenay Anderson, testimone qualificato della vita finlandese, se si fossero utilizzati altri indicatori (depressione, alcolismo e le altre che cita) la classifica sarebbe stata molto diversa, e questo è il punto principale: concetti multi-multi-multi-dimensionali come l’omnibus “Qualità della vita” hanno milioni di possibili indicatori, e utilizzarne (senza peraltro esplicita argomentazione) una piccola manciata conduce a dei meri non-sensi.

Ma notate anche un’altra cosa: Anderson cita al secondo posto, nella sua lettera, i dark winters, segno che per questa persona si tratta di un fattore (negativo) di notevole importanza; come si operativizza la tristezza e la malinconia dei lunghi e freddi inverni finlandesi?

Poiché ogni cattiva azione (metodologica) appare un sacco bella, deve essere ripetuta negli anni, e così ha fatto USNEws che se n’è uscita un mesetto fa con l’ultimo aggiornamento munito di una chiara spiegazione del metodo che è molto semplice: hanno chiesto (intervistato) a 21.000 persone di 65 diversi paesi come giudicassero alcune caratteristiche della loro nazione, caratteristiche alle quali è stato dato un peso.

Survey participants were given a random subset of countries and country attributes to consider. The combinations were presented in a grid form where participants were prompted to check off the characteristics they associated with each country. If a participant indicated that they were not familiar with a country, it was removed from their survey.

Insomma, i risultati (interattivi) li trovate QUI . 

Il metodo è diverso dal precedente; quello aveva pretese oggettivistiche, mentre qui hanno scelto intervistati competenti (élite, viaggiatori…) e hanno chiesto loro i pareri su una serie di altri paesi. Ciò trascina ovviamente stereotipi culturali, atteggiamenti personali, idiosincrasie, qualità delle informazioni possedute e così via, mentre il sistema dei “pesi”, per quanto accurato, può evidentemente essere sempre messo in discussione.

Per altre classifiche, con commenti, vi rimando ad altri miei testi:

L'ultima classifica del Sole: http://www.ilsole24ore.com/speciali/qvita_2017_dati/home.shtml

Sì, è stato un po’ come sparare sulla Croce Rossa. Nessuno, assolutamente nessuno di questi lavoro può superare il vaglio di una anche modesta critica metodologica. Non c’è scampo:

  • che sia la “qualità della vita” o qualcosa di più modesto, i concetti esplorati sono sempre degli omnibus, del blob altamente generici e di difficilissima concettualizzazione. Il primo vero problema è questo: cosa intendiamo esattamente con…Qualunque risposta non può che essere parziale, legata a sceltesempre opinabili;
  • data comunque una definizione – sempre molto scarna dato l’obiettivo comunicativo e dimostrativo di questi esercizi – resta il problema delle definizioni operative; le soluzioni sono sempre plurime, e anche qui si operano scelte, probabilmente più incisive delle precedenti; una grandissima parte di indicatori pertinenti e forse necessari non sono disponibili (l’esempio dirimente è dato da quanto scrive Courtenay Anderson a Newsweek, vedete alla fine del primo paragrafo di questa nota;
  • se poi si rinuncia a indicatori basati su dati di secondo livello e ci si impegna in una costosa survey chiedendo semplici pareri, allora ci sono altri problemi; difficilmente potremo realizzare survey significative sotto il profilo campionario, ma anche se fosse si tratta, sempre e comunque, di opinioni, e come tali vanno date. Si pone spesso una grande enfasi, in Italia, su rapporti quali quello di Transparency International, sulla corruzione, basato appunto sull’opinione dei cittadini che, in Italia, è assolutamente esagerata su questo tema portando la posizione del nostro Paese assai più in basso di quanto merito (o forse portando in alto la posizione di altri paesi che non lo meriterebbero, non fosse che per il forte sentimento nazionalista dei suoi cittadini).

Queste riflessioni devono farci essere molto cauti nell’uso e nella lettura di questi rapporti, senza con ciò rinunciare necessariamente a approcciare il tema. 

Sostenete questo blog

interamente autofinanziato.






Categories: Metodo

Tags: ,

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: