L’ABC della valutazione contingente

L'ABC della valutazione contingente

Scheda
Rilevanza teorica
Complessità concettuale e/o operativa
Completezza dell'articolo

La valutazione contingente, nata in contesti ambientali, può essere una soluzione interessante per stimare il valore economico di beni e servizi senza un valore di mercato.

Evaluators in the Jungle

Elementi introduttivi

La valutazione contingente si propone di stimare il valore di un bene che non ha prezzi di mercato (quale l’ambiente, la salute, …) attraverso metodi diretti (interviste, in contrapposizione a metodi indiretti quali la stima di ‘prezzi edonici’ o altre tecniche) che indichino la ‘Disponibilità a pagare’ (DAP) per ottenere quel bene o servizio, ovvero la ‘Disponibilità ad accettare’ (DAA) per rinunciarvi.

La tecnica – così chiamata perché il valore viene stimato in maniera “contingente”, entro uno scenario simulato – si iscrive in un contesto teorico razionalista (si suppone che chi risponde indichi una scelta razionale di spesa) ed è spesso utilizzata in contesti di ricerca più ampi, per esempio per fornire i valori richiesti nel quadro di un’analisi costi-benefici (e quindi in contesti valutativi di scelte alternative).

In generale si utilizza un normale questionario, in cui le domande centrali per la stima della DAP e della DAA sono realizzate in uno dei seguenti modi:

  • delle domande open-ended: richiesta della disponibilità massima a pagare un bene (o disponibilità minima ad accettare una compensazione per la sua assenza) senza alcun suggerimento; presenta evidentemente una difficoltà estimativa da parte dell’intervistato, quindi scarsamente utilizzato;
  • domande closed ended in forma binaria (dichotomous choice): in questo modo si confida di superare i problemi derivanti dall’eventuale incapacità dell’intervistato di attribuire un valore ad un bene rispetto il quale potrebbe avere una scarsa o nulla familiarità. I valori proposti possono variare fra gli intervistati secondo regole campionarie;
  • domande open-ended guidate: la scelta dell’intervistato è limitata ad una payment card con fasce decrescenti di importi monetari;
  • payment ladder (o card): come sopra, con importi crescenti mensili e annuali; l’intervistato spunta tutti i valori, dal basso, che sarebbe disposto a pagare, e con una X, dall’alto, quelli che non sarebbe disposto a pagare;
  • bidding (asta).

La valutazione contingente ha un ricco lessico, perlopiù costituito da sigle, che può risultare oscuro:

  • CV = Contingent Valuation = Valutazione contingente;
  • DAA = Disponibilità ad accettare una compensazione per l’eventuale assenza del servizio (in inglese WTA = Willingness To Accept); si ritiene che la DAA misuri con meno distorsioni il beneficio degli utenti rispetto alla DAP (vedi qui sotto) in quanto meno dipendente dal reddito;
  • DAP = Disponibilità a pagare per il servizio (in inglese WTP = Willingness To Pay); può essere distinta in:
    • DAP con conoscenza indiretta del bene: la conoscenza deriva dalla descrizione fornita nelle istruzioni di intervista;
    • DAP cono conoscenza diretta: gli intervistati hanno potuto ispezionare il bene;
    • DAP ipotetica: l’intervistato esprime una “intenzione” di comportamento a costi nulli;
    • DAP reale: l’intervistato è realmente impegnato a pagare.
  • DC = Dichotomous Choice = Scelta dicotomica (uno dei modi per l’elicitazione delle scelte);
  • Valore d’uso, di un bene o servizio = somma delle DAP di tutti i fruitori;
  • VAS = Valore aggiunto sociale;
  • VAS assoluto = il contributo che tale settore apporta al benessere della società (valore sociale totale); equivale al valore sociale totale prodotto meno i costi sociali totali
  • VAS relativo = VAS totale / costi sociali totali * 100;
  • WTA = Willingness to Accept = Disponibilità ad accettare;
  • WTP = Willingness to Pay = Disponibilità a pagare.

Elementi critici

  • “Il calcolo del beneficio sociale totale (o benessere) richiede l’identificazione dei diversi gruppi sociali che beneficiano dell’esistenza del settore: gli utenti, la società nel suo complesso e i volontari”.
  • “Il calcolo del costo sociale totale prevede l’imputazione del c.d. ‘costo opportunità’ di ogni singola voce di costo ovvero del costo determinato dal mancato impiego delle medesime risorse per finalità alternative. Poiché la letteratura disponibile non mette a disposizione procedure di stima consolidate e affidabili […], e anche tenendo conto dell’ottica di breve periodo, tali costi saranno approssimati al solo valore monetario attuale dei conferimenti al Terzo Settore”. Da ciò consegue che dato che parte dei trasferimenti sono reinvestiti all’interno delle nonprofit, e quindi sottratte a un uso alternativo, le medesime voci sono presenti dal lato dei benefici come nel calcolo dei costi opportunità.
  • “Il VAS così calcolato non permette agevolmente di confrontare la situazione di diversi paesi o la situazione del medesimo paese in diversi periodi di tempo”.
  • “mentre i prezzi di vendita dei beni equivalgono, e a volte superano […] l’effettivo valore dei beni, quelli dei servizi sono tenuti artificialmente bassi per agevolare un’utenza che è generalmente disagiata. Il dato di bilancio non riflette l’effettivo valore che va quindi corretto con una procedura di stima”.
  • “I dati così raccolti [con la valutazione contingente] sono gli unici input dell’analisi statistica o econometria volta alla stima dei suddetti valori [DAP e DAA]. Di qui si deduce la criticità della fase di costruzione del questionario in un’analisi di valutazione contingente”.
  • “Tale nozione (WTP, willingness-to-pay o WTA, willingness to accept), viene considerata, ai fini pratici, come un accettabile surrogato della utilità che dovrebbe costituire il vero l’oggetto della misurazione, ma che risulta refrattaria a qualunque metodo soddisfacente di quantificazione.”
  • “Forti motivi di perplessità sono suscitati in molti di noi, studiosi e pratici inclusi, dal constatare che la determinazione del danno viene ottenuta, in questi casi, non già attraverso un vero meccanismo di mercato, che sarebbe difficile ipotizzare, ma mediante una sorta di simulazione condotta in un contesto che del mercato vero e proprio ha soltanto alcuni caratteri.”
  • “Il ricorso ai survey al fine di determinare le preferenze degli individui per i beni extra-mercato ha suscitato fortissime obiezioni, e ancora oggi […] sembra costituire il punto debole dell’approccio economico al problema della valutazione in campo ambientale e nei settori affini.”
  • “il metodo viene applicato a situazioni e beni ipotetici e/o poco familiari all’intervistato.”. Una conseguenza può essere che l’intervistato “potrebbe essere spinto ad ‘indovinare’ il valore ‘esatto’, come se tale valore fosse qualcosa di esterno”, oppure a ‘costruire’ le preferenze “sulla base del contesto e del metodo di elicitazione delle preferenze. Appare […] evidente che la mancanza di conoscenza delle caratteristiche del bene oggetto della valutazione influisce sul processo di formazione delle preferenze individuali, siano esse rivelate o costruite.”
  • “Non vi è da stupirsi se i risultati dei survey sono altamente sensibili alle caratteristiche degli strumenti e dei metodi usati. Ciò dipende dal fatto che i survey (e particolarmente l’intervista) comportano una forma di relazione sociale. La letteratura, forte di una lunga esperienza maturata nei diversi ambiti della ricerca sociale, ha individuato una serie pressoché infinita di potenziali distorsioni dello strumento del survey”.
  • “Il fatto che l’oggetto della valutazione sia costituito da WTP per “beni” o da WTP per ‘politiche’ costituisce una discriminante di importanza strategica, e deve quindi essere l’oggetto di una decisione a priori. Nel caso di valutazione delle politiche, lo sforzo necessario per delineare un processo allocativo razionale è inevitabilmente maggiore – rispetto al caso della valutazione dei beni – in termini di esplicitazione delle preferenze sociali, ma forse è minore in termini cognitivi. Molti indizi lasciano pensare che lo strumento più adatto a tale fine sia costituito da qualcosa di diverso dalle VALCON come le conosciamo oggi. La letteratura disponibile sul tema, tuttavia, è ancora scarsa.”
  • “una delle più ricorrenti critiche rivolte al metodo concerne la tendenza ad una sopravvalutazione nella valutazione della preferenza”.
  • “Ragioni economiche e psicologiche generano infatti una WTA sistematicamente superiore alla WTP”.
  • “Effetto cornice: il modo in cui l’ipotetico scenario viene presentato può incidere sulle risposte”.
  • “Le preferenze elicitate [nel caso di utilizzo della tecnica nella causa della Exxon Valdez] rendono le valutazioni inconciliabili con la teoria economica”.
  • “Un’ampia letteratura sperimentale ha inoltre evidenziato una significativa disparità tra Dap ipotetica e reale, che segnala l’inadeguatezza della Cv come metodo per una corretta rilevazione delle preferenze individuali”.
  • “La Dap ipotetica sovrastima in modo statisticamente significativo la Dap reale: le intenzioni di comportamento non corrispondono quindi al comportamento reale”.
  • “è possibile che emergano dei comportamenti strategici, e che gli individui dichiarino valori diversi dal vero: per esempio, perché pensano che per loro sia economicamente più conveniente celare il vero prezzo di riserva; o anche,s semplicemente, per dare una risposta ritenuta più gradita all’intervistatore”.
  • “Un problema ancora più serio nelle indagini di valutazione contingente è che spesso i beni pubblici non sono assimilabili ad altri beni esistenti sul mercato, e dunque non esiste neanche un prezzo di mercato cui gli intervistatori possano fare riferimento per la determinazione del valore monetario da attribuire al bene”.
  • “La maggior parte dei beni culturali non è scambiabile nel mercato […] e da ciò ne può discendere l’esistenza di un valore in sé (valore non uso) che costituisce una vera sfida intellettuale per l’economista che si occupa di valutazione.”
  • “Altre distorsioni possono derivare dalla struttura dell’intervista, per esempio dal livello prescelto del prezzo individuale o dal tipo di veicolo. Per esempio, non sempre c’è indifferenza tra la proposta di pagare un euro di tariffa di ingresso o un euro di tassa locale. Ancora, essa può dipendere dall’informazione, dalla natura stessa, ipotetica, dell’intervista e dal grado di approssimazione delle condizioni operative a quelle del mercato reale”.
  • “l’obiettivo che si vuole raggiungere con il criterio della valutazione contingente è di ricavare valori ‘reali’ e l’offerta sarà precisa se coincide con quella che si verificherebbe se esistesse un mercato effettivo. Tuttavia, i mercati effettivi non esistono e quindi la verifica non esiste, salvo che non si consideri tale il confronto tra il mercato ottenuto con questo criterio e quelli ottenuti con altri criteri, per esempio basati sui mercati succedanei.”
  • “è il processo stesso di valutazione [contingente] che crea i valori che invece si dovrebbero solo individuare”.
  • “In questo criterio di valutazione si suppone che i benefici derivanti dal progetto in questione possano essere goduti individualmente […]. Verosimilmente, se la persona ha realmente ritenuto che quella cifra avrebbe potuto eliminare il danno individuale (per esempio sulla sua proprietà privata) allora la sua dichiarazione potrebbe non rappresentare una scelta irrazionale. Ma se anche solo un intervistato sceglie in modo irrazionale (perché non percepisce lo stato immaginario che si propone), allora l’intero approccio di risposte individuali per valutare un bene potrebbe risultare sbagliato.”

Tutte le citazioni sono riferibili agli autori elencati:

  • Nicola Mattoscio e Emiliano Colantonio, La valutazione contingente quale strumento per la determinazione di un ticket prestazionale, [Non più reperibile sul web]
  • Fabio Nuti, La valutazione della qualità e del danno ambientale, “Rassegna Italiana di Valutazione”, a. VII, n. 27, 2003.
  • Clara Busana Banterle, Gabriella Benedetti e Susanna Zaccarin, Una vita più lunga, una vita migliore o una vita così come viene?;
  • Stefano Cima, Massimo Fioruzzi e Luca Gandullia, Quante vale il nonprofit italiano? Creazione di valore aggiunto sociale e ruolo delle donazioni, Franco Angeli, Milano 2003;
  • Amedeo Di Maio, La valutazione economica del bene culturale: una rassegna critica[Non più reperibile sul web];
  • Massimo Paradiso e Antonella Trisorio, Il problema cognitivo nella valutazione contingente: indagini sperimentali, “La Questione Agraria” n. 2, 2000.
  • Giovanni Signorello, Valutazione contingente della “disponibilità a pagare” per la fruizione di un bene ambientale: approcci parametrici e non parametrici, “Rivista di economia agraria”, a. XLIX, n. 2, 1994;
  • Elisabetta Strazzera, Stima della domanda turistica nel parco marino della Maddalena: un’applicazione del metodo della valutazione contingente, Crenos, “Contributi di ricerca” 01/6.

Claudio Bezzi, 1 Marzo 2018

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1 reply

  1. Buongiorno. In “Elementi critici”, all’undicesimo punto c’è un refuso. WTP invece di WTA. Sempre grazie per il tuo utilissimo lavoro di voltario. Un saluto affettuoso. Lucio Verre

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