6 domande prima che l’AIV esali l’ultimo respiro

6 domande prima che l'AIV esali l'ultimo respiro

Scheda
Rilevanza teorica
Complessità concettuale e/o operativa
Completezza dell'articolo

Prima o poi sarà inevitabile fare i conti con la realtà

Bene. Dopo la mia denuncia della situazione disastrosa alla quale un piccolo gruppo di persone ha condotto l’AIV, la Presidente dell’Associazione ha risposto. Si chiama Erica Melloni e la potete leggere in calce al mio precedente post.

Non so chi sia, non l’ho mai conosciuta, ma sembra una brava persona, tant’è vero che ha risposto con cortesia alla mia scorbutica e scorrettissima provocazione. La mia replica dovrebbe cogliere il fiore che mi viene porto ma – non so proprio come scusarmi – invecchiando non miglioro, mi sopporterà se può la Melloni, tanto ormai saprà che la carica di Presidente non prevede gioie.

La Presidente risponde a tre mie questioni “fra le tante da me poste” in questo modo:

  • non è vero che non ci sia trasparenza (ma argomenta su una questione da me non sollevata; la trasparenza manca eccome e riprendo più avanti);
  • non è vero che non ci si occupi di professionisti, perché ci sono docenti che svolgono attività pagate e professionisti che collaborano con le università (e qui si capisce che io proprio non sono riuscito a spiegarmi);
  • non è vero che sono una lobby ristretta perché “avremo il tempo e sicuramente il piacere per un confronto sereno con chiunque abbia voglia di collaborare”, e con questo la collega Melloni ha un’autostrada aperta per la carriera politica.

Ed ecco la mia replica.

Sembra che certe situazioni incancrenite e comatose siano vissute, a un certo momento, come “normali”; è normale che l’AIV sia diretta da vent’anni dalle stesse persone (e diamine, non è una questione di composizione formale del Direttivo, non siamo mica bambini!), è normale che quel piccolo gruppo di persone faccia la sua carriera alle spalle dei soci (mica dico sia colpa di Melloni, che è arrivata adesso: questo è un fatto e tanto basta), è normale che non si diano servizi e che restino quattro gatti di soci senza che nessuno si chieda se sia il caso di fare qualcosa (e su questo tema importante Melloni non dice nulla, sarà anche la nuova Presidente ma, insomma, ormai sta lì da un anno)…

Ecco: diciamo che la cortese risposta di Melloni è molto diplomatica, politicamente corretta e sorvola su sostanzialmente TUTTO ciò che ho provato a dire. Comunque la risposta è un segnale importante, penso. Stiamo forse avviando un dibattito? Stiamo per aprire una stagione in cui si ragiona veramente della nostra Associazione (sì, ho scritto ‘nostra’, non certo la loro)?

Resta il fatto che al momento la risposta ricevuta sarà anche cortese ma estremamente generica e vaga, mentre quelli da me denunciati sono fatti. Fatti dimostrabili, intendo, e i commenti di diversi soci ed ex soci qui sul Blog o sulla pagina di Facebook sembrano proprio dar ragione a me (io non ne ho censurato nessuno). Ma io desidero un dibattito, non una polemica, e la mia replica è pertanto fatta di domande; se dentro il Direttivo AIV c’è veramente tutto questo mucchio di buone intenzioni, incominciamo a dare risposte verificabili a queste domande, semmai nell’Assemblea AIV; non a me, sia chiaro, ma ai soci:

  1. Riguardo al passato: è vero o non è vero che alcuni soci sono rimasti, in posizioni differenti, ai vertici dell’Associazione da sempre, nella totale mancanza di trasparenza e di criteri condivisi? Poiché non sono stato capace di farmi comprendere dalla Presidente: parlo delle responsabilità rilevantissime in seno alla collana e alla rivista; e parlo – più chiaro di così non so proprio come fare – del ristretto gruppo di vecch* soci* che governa di fatto l’Associazione, o direttamente nel Direttivo o garantendosi, in seno al Direttivo, rilevanti presenze “fedeli”; si potrebbe dire che è normale e giusto avere gruppi e lobby interne, e sarei assolutamente d’accordo se non fosse che in AIV le lobby sono, da almeno un quindicennio, una sola lobby, prevalentemente accademica (ma ha delle specie di “filiali”, se così posso esprimermi), che ha operato volutamente per il fallimento di un’Associazione pluralista. Col Direttivo Melloni è tutto cambiato? Quanto sono felice di saperlo! Però mi occorre una risposta molto (ma molto) diversa dalla Presidente;
  2. Soci: si possono rendere pubblici i dati sugli associati negli ultimi – diciamo – dieci anni? Il tracollo drammatico che si è registrato è colpa di Saturno o si ammette una responsabile diretta di chi ha gestito l’Associazione? Anche qui: colpa dei Direttivi precedenti? E per quale ragione non si dovrebbe dire? Con Melloni cambia tutto? Era ora, siamo felici, aspettiamo di vedere in che modo si intende rimediare. Sempre sui soci: al di là che sono pochi c’è una drammatica rotazione, segno evidente del fatto che molte persone si iscrivono e poi, deluse, abbandonano. Perché? Alcune risposte le trovate nei commenti al precedente mio post. Ma la cosa più eclatante è che molti membri di Direttivi passati non sono più soci, inclusi dei presidenti, segretari eccetera (uno sono io, ovviamente, ma sono in abbondante compagnia); come mai persone che hanno condiviso la spinta originaria AIV, tanto da assumersene responsabilità direttive, sono poi fuggite dall’Associazione? Questa fuga è indicatrice di qualcosa o no? Ci avete riflettuto in questi quindici anni o no? Può essere questo un argomento sufficientemente degno per il nuovo Direttivo?
  3. Editoria: si possono rendere pubbliche le vendite di tutti i volumi AIV, per capire se c’è stato un criterio editoriale serio per decidere le pubblicazioni? Già che ci siamo, possiamo dare un’occhiate a chi ha pubblicato, giusto per osservare le logiche di appartenenza da me denunciate? Alcuni volumi sono costati moltissimo ad AIV che si è indebitata per anni con l’editore Franco Angeli senza renderne – a suo tempo – neppure una giustificazione all’Assemblea. Posso cortesemente chiedere se i debiti con l’editore sono stati saldati? Si può fare un’analitica relazione ai soci su quanto sono costate certe operazioni editoriali, perché sono state decise all’insaputa dell’Assemblea e cosa hanno reso?
  4. Formazione: perché non si fa? E’ una questione di costi? Di partecipazione? Non interessa? Perché forse potrebbe essere un bene convogliare qui risorse AIV malamente spese altrove.
  5. Trasparenza: perché una norma approvata anni fa dal mio Direttivo sulla trasparenza e la rotazione dei membri della redazione della rivista è stata immediatamente disattesa, e parte dei direttivi uscenti si è auto-nominata come nuova redazione? Il criterio per essere buoni redattori è forse quello di essere stati mediocri dirigenti AIV?; la trasparenza, in realtà, riguarda moltissimi dei punti qui toccati, e mi verrebbe da dire che sia una delle questioni principali nell’Associazione.
  6. Professionisti: ma un ragionamento sul fallimento del CESP e del Registro lo vogliamo fare? Ricordo ancora i Presidenti che con sguardo severo hanno fatto ingoiare norme anti-professionali all’Assemblea garantendo “personalmente” che si trattava di passaggi obbligatori per conquistare le magnifiche sorti progressive e che ci dovevamo fidare… A furia di norme restrittive, di disinteresse calcolato e di fiducia pretesa e poi tradita, invece, la partita dei professionisti dentro l’AIV è morta e sepolta. Avete il coraggio di fare un’analisi seria? Avete il coraggio di fare un’autocritica? Cara Presidente, qui la tua risposta è stata veramente deludente, permettimi; si possono minimizzare molti errori e sorvolare diverse questioni, ma negare questa realtà proprio no.

Tutto il resto: i gruppi tematici asfittici o fintamente tenuti in vita; il sito web; la mancanza totale di idee… E guarda Presidente, che ho tralasciato molte cose.

Perché questo Direttivo, anziché sopravvivere per altri tre anni all’ombra di tante ambiguità, non prova a cambiare, con un colpo d’ala di indipendenza e immaginazione, e ripensa all’architettura generale dell’Associazione, a fare un serio proselitismo puntando fortemente su coloro che stanno sul mercato a fare la valutazione italiana (intendo i professionisti veri, non i professori, diomio)? Dandosi criteri trasparenti e condivisi di rotazione, facendo Congressi utili e non retorici, rivedendo la politica editoriale, diventando quello per cui era nata: l’Associazione capace di rappresentare i valutatori italiani, capace di interloquire con questa sostanza con le Istituzioni?

Il fatto che gran parte delle mie critiche riguardino un arco di anni ampio, precedente a questo Direttivo, non può significare un tuo disinteresse, cara Melloni. Ciascuno dei punti da me trattati ha origini antiche (alcuni originano con la fondazione stessa dell’AIV) ma le ricadute continuano a produrre effetti dannosi, rovinosi per AIV, e questo vuole dire effetti dannosi, rovinosi per la valutazione italiana. Non l’anno scorso o dieci anni fa, quando Melloni e il suo Direttivo non c’era. ADESSO, che c’è Melloni e il suo Direttivo. Mi dispiace, cari colleghi: vi siete assunti la responsabilità, e i guasti prodotti in questi almeno ultimi dieci-quindici anni, oggi sono nel dominio delle vostre responsabilità.

Cara Melloni, e cari membri del Direttivo, guardate che la risposta non la dovete mica dare a me. Io le ragioni del disfacimento dell’Associazione le conosco benissimo avendole viste e vissute in prima persona e raccontate già altrove, nel mio post precedente e nel testo Storia dell’AIV che sono certo conoscete: io ho già dato. Ho dato tempo, impegno sostanziale e denaro personale alla rivista e specialmente all’AIV. Lungi da me l’idea di tornare. Io non intendo più iscrivermi all’AIV, figurarsi avere altre ambizioni! E dovete anche capire che io personalmente non ho bisogno alcuno dell’Associazione. Ma poiché io ebbi l’idea dell’AIV (oltre che della rivista) e sono stato l’attore principale della sua fondazione, vedere sprecata quell’occasione mi disturba. Vedere come va la valutazione in Italia, a me che sono un valutatore, fa male. Vedere quello che ho definito (nel mio post precedente) un circolo ristretto di burraco, continuare negli anni a perpetrare la decadenza di AIV (semmai per interposta persona) mi disturba profondamente.

Dopodiché, avendo io un’età, prima che mi prendiate per stanchezza senile credo sia importante fare quest’ultima battaglia, che è battaglia di giustizia e di verità.

Per Aspera

Claudio Bezzi,

  • fondatore e primo direttore per 10 anni della RIV – Rassegna Italiana di Valutazione, poi donata ad AIV;
  • fondatore del blog www-valutazione-it, curato per circa 17 anni dal sottoscritto e poi donato all’AIV con un accordo di rilancio, e lasciato morire da AIV;
  • fondatore AIV e primo Segretario dell’associazione, nonché Presidente nel biennio 2007-2009.

11 Gennaio 2018

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3 replies

  1. Voglio evitare processi di piazza, ma d’altra parte credo che la logica dei panni sporchi lavati in famiglia sia deleteria. Colgo l’occasione dei tuoi due post, per ragionare ad alta voce su cause e concause e rimedi.

    Le associazioni sono strutture complesse, sono organismi viventi fondati sulle relazioni. Credo che AIV sia nata sotto la spinta propulsiva, l’unione di intenti di un gruppo di persone motivate, che hanno saputo catalizzare attorno a loro altri, producendo valore. La sua crisi credo che sia dettata dall’aver esaurito (metaforicamente) il carburante, e il carburante in un’associazione è costituito dalla capacità di assolvere ad una funzione sociale.

    Credo come te che l’aspetto del professionismo, ma più in generale della prassi valutativa sia una questione cruciale, perché è dall’agire valutativo che nasce la teoria e non viceversa. Per la teoria, aspetto ovviamente indispensabile, c’è l’università e ci può essere una formazione mirata e poco costosa (alternativa ai Master) fatta da AIV, ma per un’associazione, che vuole parlare a chi fa e utilizza la valutazione, l’agire è le fondamenta della sua casa.

    Ho alle spalle un decennio di AIV, sono iscritto, sono affezionato all’associazione e ritengo come te che possa essere la casa dei valutatori anche se dentro ce ne sono pochi (perché pochi sono anche gli iscritti).

    Il momento in cui l’Associazione è entrata in crisi non lo saprei ricostruire, certo è che per poter assolvere ad una funzione sociale c’è bisogno dell’unione di intenti da parte di un’ampia maggioranza di soci, che decidono consapevolmente di andare in una certa direzione.

    In questo senso i cambi di statuto li ho vissuti come dei tentativi “forzati” di ridare vigore all’associazione, di riempire di carburante la macchina, senza rendersi conto, e qui sarebbe interessante (ma non lo faccio) aprire una digressione sui principi fondanti delle principali carte costitutive, che tutto ciò che di solito viene modificato riguarda l’organizzazione e i meccanismi elettivi. Così in AIV.

    Guarda l’articolo 2 (credo che dalla nascita di AIV non abbia subito sostanziali modifiche) parla chiaro e contiene al suo interno la funzione sociale che i fondatori avevano attribuito all’Associazione “L’Associazione Italiana di Valutazione ha lo scopo di promuovere la cultura e la pratica della valutazione nonché la ricerca e la sperimentazione sui metodi e le tecniche di supporto alla valutazione; la formazione dei valutatori, dei committenti e dei decisori; la qualificazione dei contenuti e delle modalità realizzative delle valutazioni; la promozione e la tutela di coloro che progettano, coordinano e realizzano professionalmente interventi di valutazione”.

    L’art.2 contiene quei i valori (che nel tuo post chiami pre-fondativi) da cui bisogna ripartire, ora sono poco agiti (purtroppo) . Il CESP e il Registro non hanno funzionato, sia per incapacità nostra, ma anche perché formalizzare nello Statuto la volontà di pochi o il compromesso tra molti cristallizza la tensione dei pochi e il compromesso e lo riproduce. Non c’erano allora e non ci sono forse ora le condizioni per immaginarsi un percorso sulla professione dentro AIV. Questo è un dato di fatto, CESP e Registro non sono più previsti dallo statuto e dico, forse, la questione del professionismo potrebbe ora riprendere un vigore nuovo e differente.

    Che fare? Prima di tutto il Congresso di Padova (2017) e ancora prima quello di Genova (2015) e Roma (2016) sono state delle occasioni per guardaci negli occhi e prendere atto che era necessario mettere benzina nel motore. Il cambio di Statuto nel 2017 è un tentativo, a mio parere, di dire ricominciamo da zero, abbiamo sbagliato, basta forzature, siamo in pochi e litigiosi, costruiamo percorsi di selezione degli organi direttivi trasparenti, prendiamoci delle responsabilità, non deleghiamo in bianco e partecipiamo alla vita associativa.

    Credo che si debba ripartire da qui, con alcuni punti fermi fra i quali al primo posto la prassi valutativa, altrimenti non si esce dal circolo di autoreferenzialità. Sulla valutazione e quindi sulla pelle dei valutatori si stanno giocando delle partite sempre più ideologiche, la valutazione strumentale si sta diffondendo pericolosamente in tutti i campi. Una valutazione asservita ad interessi e funzioni “sociali” di una stretta oligarchia fortemente ideologizzata: la valutazione della ricerca, della performance della pubblica amministrazione, la valutazione nelle scuole, la valutazione di impatto sociale stanno svuotando di senso la parola valutazione e di conseguenza svilendo la nostra professione e la nostra professionalità (tra l’altro AIV ha un codice deontologico, migliorabile ma ce l’ha! Dove si parla ad esempio della funzione di controllo democratico che può esercitare la valutazione). In tal modo si riproduce una classe di valutatori che tali non sono, trasformandoci in misuratori asettici, auditor che certificano i meccanismi di premialità nel mare magnum dei tagli alla spesa pubblica sui quali, oltretutto, non siamo in grado di dire nulla.

    In questo contesto, AIV potrebbe svolgere una funzione propositiva e laica su molte questioni che sono “in sospeso”, ma per farlo la valutazione ha bisogno di un’Associazione aperta, che crei aree di discussione aperte a soci e non soci e aree di riflessione interna per fare sintesi e parlare (se possibile) con una sola voce.

    In ultimo Claudio, scendo nel personale (perdonami!). Credo che AIV sia anche la tua casa, anche se non ritrovi più la scrivania e trovi il bagno al posto della cucina, rimane la tua casa. Un’associazione è un luogo sociale nel quale la nostra identità si fonde insieme a quella di altri. Questo blog della valutazione al quale partecipo con entusiasmo è uno dei luoghi nel quale creare valore ma di chi è questo valore? Credo che la tua generosità serva ai valutatori italiani. AIV non è di chi c’è adesso ma di chi ci sarà, di chi saprà agire quello che sta scritto nell’art. 2 del suo statuto.

  2. Io sono socio AIV dal 1999 (ininterrottamente dal punto di vista formale) e mi sono iscritto anche nel 2018 – nel senso che pago la quota associativa senza avere servizio utile
    Non frequento AIV dalla fine del mandato del presidente collega Vergani
    Sono più di 5 anni che non seguo l’associazione caduta nel baratro delle lobby universitarie
    Com Presidenti e Direttivi che sono quello che sono, in rappresentanza di questo di quello e di quell’altro
    Quanto scrive Claudio Bezzi è crudo ma vero, non distruttivo
    Siamo pronti a lamentarci degli scandali nazionali o delle ipocrisie (CV di Di Maio cameriere e steward allo stadio) e poi siamo complici di una povertà di idee e di organizzazione
    Conta solo essere lì ed inserirlo nel CV
    Feci una piccola indagine anni fa, nel 2006-07, emergevano stessi problemi crescenti. E’ a disposizone di chi vuole saperne i risultati.

  3. Ho frequentato un po’ i congressi qualche anno fa e ho capito subito l’aria che tirava. Passerella di bella relazioni, professori che la facevano cadere dall’alto e poca, pochissima professionalità. Sembra (o almeno è sembrata a me all’epoca) una scatola chiusa e autoreferenziale con pochissima comprensione di cosa accada fuori, dove la valutazione si fa sul serio.

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