Cosa deve saper fare, esattamente, un valutatore?

Me lo chiedo da anni, probabilmente da quando ho iniziato questa stupendamente disgraziata professione. Qual è il vero focus di competenze, cosa deve saper veramente fare un bravo valutatore?

  • Deve conoscere la teoria; mmh… cosa si intende con “teoria”, quale sarebbe la teoria valutativa? Proviamo a elencare: teorie specialistiche come cornice generale di riferimento (sociologia, economia, …); conoscenze sugli “oggetti” da valutare (piani di sviluppo, fondi comunitari…); il modello di Pawson e Tilley; la teoria partecipativa di Fetterman; l’uso valutativo di Patton; eccetera eccetera. Beh, è decisamente importante. È assolutamente importante; se non conoscete la teoria rischiate di essere solo dei praticoni, o peggio degli improvvisatori. Certo, se conoscete solo la teoria sarete anche dei bravi professori (ne conosco…) ma non potete chiamarvi valutatori;
  • deve conoscere il metodo; questo è veramente fondamentale. La valutazione è ricerca valutativa, altrimenti non ha senso; e la ricerca valutativa è ricerca sociale. Conoscete l’ABC della ricerca sociale, o un alfabeto un po’ più vasto? Sapete scegliere fra alternative tecniche, sapete comprendere un ampio disegno valutativo, non banale, innovativo e legato alle specifiche esigenze di quel committente? Bravi. Se sapete solo questo, indubbiamente, rischiate di diventare tecnocrati e, a mio parere, conoscere le tecniche ma non sapere nulla di teoria è una pratica forse efficiente (e ne conosco, di colleghi così…) ma un po’ ottusa. D’altronde, se non conoscete un discreto spettro di tecniche e metodi e strumenti è indubbio che non potete fare una buona valutazione;
  • deve conoscere la pratica consulenziale; ah, quant* ne ho sentito dire che “la valutazione non è consulenza”! Anzi, credo di averlo detto anch’io qualche volta. Ma questo è un atteggiamento snob, tipico di chi non ha bisogno di fare valutazione come mestiere. Il valutatore si trova in contesti operativi concreti, mica quelli dei manuali, e deve sapere suggerire, consigliare, intervenire a richiesta su temi che non sono immediatamente parte della propria professionalità (non si tratta di chiosare Pawson né di applicare una Delphi) ma non ne è neppure così distante e, ciò che più importa, quell’atteggiamento consulenziale serve al committente, crea un rapporto fiduciario, probabilmente è connesso alla valutazione e la predispone.

Ecco, questo serve al valutatore. Voi cosa ne pensate?

Aggiungo che per me teoria, metodo e consulenza incidono rispettivamente al 30, 55 e 15%. Quali sono le vostre valutazioni ed esperienze? Parliamone.



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