Storia dell’AIV (1994 – 2014)

di Claudio Bezzi

Introduzione

AIV Rov.001Questa versione è una sintesi di quella Storia dell’AIV (1994-2012) che potete trovare ancora QUI ma che è decisamente troppo lunga e analitica, ricca di aneddotica significativa ma, per il lettore, piuttosto stancante. Ho tagliato corto con la trascrizione di documenti, email, discussioni; se vi piace la storiografia minuta (dove, in effetti, si trovano poi le ragioni di tante scelte), andate a leggervi la versione originale. Questa, assai più breve, vi fornisce comunque un quadro chiaro degli avvenimenti che fino al 2012 ho vissuto in primissima persona. Quel che è successo dopo lo accenno qui a grandi linee da semplice spettatore.

1. Le origini dell’AIV

1.1 I Seminari “Socrate”

Nel 1994 la Regione dell’Umbria commissionò all’Irres (Istituto Regionale Ricerche Economiche e Sociali) il coordinamento di una serie di quindici linee guida sulla valutazione di programmi e progetti; la supervisione scientifica fu di Massimo Florio e i diversi redattori erano tutti professori o professionisti con esperienze specifiche. Anche io e Marta Scettri (all’epoca ricercatori presso quell’Istituto) ne fummo coinvolti e ne curammo un paio.

Sull’onda dell’entusiasmo proponemmo successivamente al Direttore dell’Istituto di realizzare una serie di seminari sulla valutazione; tali seminari furono chiamati “Socrate” su indicazione di Alberto Marradi, che suggerì una modalità dialogica e maieutica di conduzione – come da lui già sperimentata – di ispirazione ‘socratica’ (Marradi poi diede l’esempio coordinando il primo di questi incontri). I seminari furono quattro:

  1. L’analisi valutativa in sociologia; coordinatore Alberto Marradi; principali relatori: Bertin, Bezzi, Boileau, Cipolla, De Sandre, Palumbo, G. Pennisi, Stame; a Perugia, venerdì 2 Febbraio 1996;
  2. La valutazione di impatto ambientale; coordinatore Giandomenico Amendola; principali relatori: Beato, Boeri, Maggi, G. Pennisi; a Terni, venerdì 9 Febbraio 1996;
  3. La valutazione dei servizi socio-sanitari; coordinatore Nicola Florindo; principali relatori: Altieri, Bertin, Quinti, Scortegagna, Taroni; a Perugia, mercoledì 21 febbraio 1996;
  4. La valutazione delle politiche industriali; coordinatore Nicoletta Stame; principali relatori: Magnatti, Bulgarelli, Del Monte, Scettri, Siza, Palumbo; a Perugia, venerdì 15 Marzo 1996.

Questi seminari, divenuti poi la pietra angolare della futura costituzione dell’AIV, furono quindi un’idea mia con Marta Scettri, organizzati nell’ambito delle nostre attività presso l’Irres.

A conclusione di ogni seminario era previsto un “evento collaterale”; a conclusione del secondo (9 Febbraio 1996) io presentai il primo numero dell’appena nata Rassegna Italiana di Valutazione (che all’epoca era una rivista ipertestuale edita tramite floppy disk) da me fondata col supporto di un piccolo editore perugino (per la cronaca della nascita e sviluppo della RIV potete leggere il mio “Dieci anni di RIV”, sulla Rassegna Italiana di Valutazione, a. IX, n. 33, 2005).

A conclusione invece dell’ultimo (copio direttamente dal programma)

la redazione della rivista “Rassegna italiana di valutazione” assieme ad alcuni organizzatori dei seminari Socrate discuteranno coi presenti la costituzione di un ‘forum’ permanente multidisciplinare per la promozione di ulteriori attività culturali e scientifiche sulla valutazione.

L’idea di un ‘forum’ – che era stata piuttosto vagamente immaginata prima della diffusione del programma – si trasformò strada facendo, coi seminari Socrate in corso, nell’idea di Associazione.

Notate i nomi che ho indicato sopra, descrivendo i Socrate: ci sono tutti i “fondatori” AIV e diversi dei colleghi più rilevanti di quegli anni.

1.2 Il nucleo dei fondatori

Ora dobbiamo occuparci delle persone che vennero ai seminari, che parteciparono alla redazione originaria della RIV e si costituirono come nucleo promotore dell’AIV (c’è una forte sovrapposizione fra le tre cose).

Prima dell’AIV, e dell’idea stessa di un’Associazione, nacque la RIV.

L’idea era dell’Estate 1995; il progetto incominciò a svilupparsi nell’Autunno sia come aspetti tecnici (il software e l’implementazione dei primi floppy) sia redazionali.

Di questi ultimi mi occupai io cercando di organizzare un primo comitato di redazione: prima passai da Marradi che acconsentì. Poi vari altri fra i quali diversi noti valutatori che poi entrarono in AIV. Questo gruppo era composto da persone che solo in parte si conoscevano fra loro, ma fu ovviamente da questo primo nucleo che – in quel momento di grande effervescenza – reclutai i relatori di quei seminari “Socrate” di cui ho parlato sopra.

Mentre la RIV andava organizzandosi (il primo numero fu presentato, come ho detto, nel corso del secondo seminario Socrate), trascinato dall’onda dell’entusiasmo nell’Autunno 1995 telefonai a Mauro Palumbo (col quale all’epoca ero maggiormente in confidenza) e gli dissi, molto semplicemente: “Caro Mauro, cosa ne pensi dell’idea di un’associazione di valutatori? Non credi che siano maturi i tempi?”; Mauro rispose con altrettanta naturalezza “Sì, perché no?”.

Incominciano a partire le telefonate, i fax (a quell’epoca in pochi avevano la posta elettronica) e solo successivamente le email.

Il 6 febbraio con un fax a Stame, inviato per conoscenza anche a Magnatti e Scettri scrivo:

l’entusiasmo per la Rassegna Italiana di Valutazione e il successo del seminario Socrate [mi riferivo al primo di quattro, avvenuto qualche giorno prima] mi inducono ad accelerare i tempi organizzativi per l’ipotetica associazione / coordinamento / forum dei valutatori. Ti ricordo peraltro che se ne dovrà parlare pubblicamente, in qualche forma, durante l’ultimo seminario da te moderato.

Seguivano riflessioni sugli obiettivi e la struttura generale. Fra i primi ricordavo:

  • diffusione della cultura valutativa;
  • formazione;
  • la costruzione di una rete professionale;

In merito alla seconda:

  • multidisciplinarietà e multiculturalità;
  • nessuno steccato fra accademici e professionisti

Malgrado la sintesi promessa mi dilungo su queste confuse idee iniziali per segnalare che si trattava, originariamente di un’associazione di valutatori professionisti con l’apporto di accademici e altri culturalmente interessati.

Il gruppo iniziale inizia ad ampliarsi. A tutti costoro mando un fax il 23 febbraio, dove ribadisco i punti indicati sopra includendo anche una riflessione sui requisiti di ammissibilità (necessari – ritenevo – in quanto associazione professionale, sottolineato nell’originale). Tralascio le risposte e il prosieguo. Il 5 Marzo si tiene una riunione di pochi a Bologna, ospiti di Altieri e si decide di costituire un comitato promotore che prepari quanto necessario per indire un Congresso fondativo. Io continuo a scrivere note organizzative cui tutti rispondono positivamente e in genere con entusiasmo.

All’ultimo dei quattro Socrate (15 Marzo 1996) annunciamo ai convenuti la formazione del “Gruppo d’iniziativa per la costituzione della Associazione Italiana dei Valutatori” (sì, “dei Valutatori”; solo dopo un po’ si cambiò in “di Valutazione”, su impulso di Stame, accademica); ne facevano parte Giovanni Bertin, Claudio Bezzi, Piera Magnatti, Mauro Palumbo, Marta Scettri, Alberto Silvani e Nicoletta Stame. Costoro hanno rappresentato il nucleo originario dei fondatori che si sono sobbarcati l’onere di avviare la macchina e organizzare il Congresso costitutivo dell’anno successivo.

1.3 Verso il Congresso fondativo

A partire dalla conclusione dei Seminari Socrate (metà Marzo) si intreccia quindi un fittissimo scambio di corrispondenza; fa sorridere – rileggendo questi vecchi documenti in parte sbiaditi – confrontare le discussioni di quei mesi coi dibattiti successivi, non privi di asprezze, che hanno caratterizzato la nostra Associazione specie riguardo il suo mutamento di Statuto; si discusse, per esempio, se la nostra dovesse essere un’associazione “di valutatori” (orientamento prevalente all’inizio) o “di valutazione” (opzione successivamente preferita), se dovesse imporre dei filtri di ingresso per fare entrare solo dei valutatori in qualche modo “certificati” (opzione inizialmente maggioritaria) oppure no. Questi problemi furono rapidamente risolti (già in una riunione romana del 26 Aprile) com’è noto, a favore di un’opzione più “culturale”.

Intanto si comincia a lavorare sui documenti associativi. Le idee – come ho scritto – sono molte e provengono da un’ampia platea di colleghi ma si incaricano della redazione materiale Claudio Bezzi (Statuto e Regolamento), Nicoletta Stame (incipit statutario, oggetto sociale) e Mauro Palumbo (codice deontologico). Girano bozze fra di noi e si organizza (faticosamente) un’importante riunione allargata a tutti i colleghi venerdì 4 Ottobre presso l’Isfol a Roma, ospiti di Aviana Bulgarelli.

Il 27 Febbraio alle 10,30 ci vediamo – noi del Comitato esecutivo – in una saletta del CNR in via de Lollis, adiacente a dove, dopo poche ore, si aprirà ufficialmente il nostro Congresso costitutivo. Ancora lì prendiamo, all’ultimo momento, le ultime decisioni. E’ fatta. E’ ora. Il Congresso costitutivo inizia.

Momenti di allegria a conclusione del Congresso Costitutivo dell’AIV (Roma, febbraio 1997). Da sinistra: Marta Scettri, Claudio Bezzi, Aviana Bulgarelli, Leonardo Altieri, Piera Magnatti.

Fondazione AIV - 28 feb 1997 - 1

1.4 Il Direttivo provvisorio e il Congresso di Venezia

A Roma il 27 e 28 febbraio 1997 tutto andò bene. Una bella discussione, tantissima gente, visi sorridenti, l’approvazione sostanziale di tutte le nostre proposte e la puntualizzazione di alcuni dei pochi nodi aperti (p.es. fu qui che si decise definitivamente per un unico ordine di soci, senza distinzione fra soci più qualificati e semplici cultori).

Senza problemi l’assemblea approva all’unanimità la nostra proposta e risulteranno quindi membri del Direttivo provvisorio, eletti per acclamazione:

  • Nicoletta Stame, Presidente;
  • Giuseppe Pennisi, Vicepresidente;
  • Claudio Bezzi, Segretario;
  • Marta Scettri, Tesoriere;
  • Giovanni Bertin, Consigliere;
  • Piera Magnatti, Consigliere;
  • Mauro Palumbo, Consigliere;
  • Alberto Silvani, Consigliere.

Praticamente l’intero Comitato esecutivo di cui ho parlato nella nota precedente, con l’esclusione di Aviana Bulgarelli (per sua scelta, temendo incompatibilità col suo ruolo professionale dell’epoca) e l’aggiunta di Giuseppe Pennisi.

Ma intanto deve partire la macchina organizzativa del primo Congresso AIV, fissato a Venezia, Ca’ Tron, per il 6 e 7 febbraio 1998.

Nel bello scenario veneziano vengono pertanto eletti, nell’ordine:

  1. Nicoletta Stame, con 80 voti;
  2. Claudio Bezzi, con 69 voti;
  3. Marta Scettri, con 66 voti;
  4. Mauro Palumbo, con 59 voti;
  5. Alberto Silvani, con 54 voti;
  6. Piera Magnatti, con 46 voti;
  7. Domenico Lipari con 32 voti;
  8. Iolanda Anselmo con 31 voti;
  9. Stefano Campostrini con 30 voti.

Successivamente il Direttivo eleggerà nel suo seno Stame Presidente, Bezzi Segretario e Scettri Tesoriere, dando così sostanzialmente continuità al Direttivo provvisorio emerso a Roma.

1.5 Dopo Venezia

Dopo il Primo Congresso di Venezia ci furono il Convegno salernitano sulla valutazione in sanità e il terzo congresso, celebrato a Roma, dell’EES. Ma ci furono anche seminari più ristretti, l’avvio della “Scuola” AIV (la prima a Ferrara), il servizio di diffusione di materiali di lavoro, il tentativo di istituire le cosiddette “Pagine Gialle” (che in realtà verranno avviate solo dieci anni dopo!) e molto altro.

I primi anni furono belli e creativi, o almeno così apparivano a tutti noi. Realizzavamo i primi Congressi e a questi aggiungevamo altri convegni e seminari; si organizzò un Congresso Europeo dell’EES (European Evaluation Society), si avviò l’esperienza delle scuole AIV e, sulla fine del primo triennio, partì anche la nostra collana editoriale.

Congresso AIV di Bari (5-7 Aprile 2001). Claudio Bezzi e Mauro Palumbo al banchetto coi primi volumi della collana.

Bari, IV Congresso AIV 5-7 apr 2001 - Celebri valutatori in posa

Poi, per naturale decorrenza, tutti i fondatori, finalmente, tornarono a casa e nuovi colleghi si incaricarono di governare l’AIV. Fra i primi fondatori Mauro Palumbo continuò ad occuparsi della collana; io dirigevo la RIV, che alla fine fu da me ceduta gratuitamente all’AIV; Nicoletta Stame si interessava sempre più dell’associazione europea, di cui sarebbe poi divenuta Presidente.

2. La necessità di un cambiamento

2.1 Quel che accadde dopo

Ingeneroso o no, il giudizio che potevo esprimere sull’AIV negli anni successivi divenne via via più critico e non riuscivo ad accettare quello che a me, personalmente, sembrava un sostanziale declino. La scuola AIV, che era annuale e che in alcuni casi vide anche la doppia offerta nello stesso anno, cominciò a zoppicare, a durare meno giorni e a saltare qualche anno; di seminari e convegni (oltre il Congresso) non se ne parlava più, rendendo più rarefatta la proposta culturale associativa; i Congressi stessi sembravano ripetizioni non particolarmente brillanti di vecchi cliché e i volumi che ne scaturivano (i primi anni pubblicavamo gli atti sotto forma di “Annuari”) mi sembravano di una modestia eccessiva per un’associazione che voleva candidarsi a rappresentare i valutatori italiani; interi settori di pratica continuavano a essere ignorati e assenti (tutto il comparto sanitario, p.es.); non c’era una politica associativa verso la pubblica amministrazione (che avrebbe dovuto essere il centro pulsante della nostra missione) e tanto meno verso i professionisti (che avrebbero dovuto vedere nell’AIV una loro casa naturale e invece disertavano massicciamente l’Associazione); il reclutamento della classe dirigente procedeva in maniera stanca e poco efficace.

Quest’ultimo elemento è stato importante per amplificare le mie perplessità, perché ritenevo che la mancanza di una politica propulsiva dell’AIV fosse innanzitutto causata dalla scarsa capacità del nucleo dirigente, sostanzialmente dominato da accademici. Le regole statutarie stabilivano chiaramente alcuni requisiti veramente minimi per accedere alle cariche sociali ma in alcuni casi appare chiaro che si è chiuso quanto meno un occhio. Mancava qualunque dialettica interna, e il Direttivo AIV si occupava di pura gestione delle poche attività.

Rapidamente – a me sembrava – nel Direttivo AIV, assieme ad ottimi colleghi, comparivano persone assolutamente sconosciute che della valutazione sapevano poco e che – quello che è più grave – a volte sembravano più interessate a trovare, in quel triennio in Direttivo, un’occasione di visibilità per se stessi che non un momento di servizio per la valutazione italiana. Alcuni episodi specifici, che qui ometterò, mi sembravano visibilmente indicare una deriva associativa che, anno dopo anno, mi pareva urgente rettificare.

Fu per questo che insistetti molto con Palumbo affinché si candidasse al Direttivo, ne diventasse presidente, e desse quella sterzata che mi pareva urgente.

Tralascio le discussioni; alla fine Mauro Palumbo accetta e si candida e – non senza difficoltà – diventa Presidente. Si ritrovò subito in un ginepraio molto più complicato e ingarbugliato di quanto apparisse, in virtù soprattutto di membri del direttivo passivi, o addirittura ostili, che in sostanza bloccarono tutti i suoi buoni propositi. In particolare una piccola rete di soci, alternativamente membri del direttivo, redattori della RIV, legati a specifici ambienti istituzionali e accademici, hanno sempre, e continuamente, cercato di rallentare le iniziative di apertura dell’AIV, la riflessione sui professionisti, i cambiamenti per un modello organizzativo più efficace. Costoro bloccarono completamente Palumbo e, come stiamo per vedere, diedero battaglia alla mia successiva presidenza.

2.2 Il mio programma di lavoro

Verso la fine del 2006, approcciandosi la conclusione del suo mandato naturale, Palumbo mi chiese di considerare l’opportunità di una mia candidatura al Direttivo nella prossima assemblea 2007.

Va bene: non posso dire di no, ma ho alcune condizioni. Se mi candido lo faccio per fare il Presidente; desidero spingere per la contemporanea candidatura di una persona di mia fiducia (sarà Marta Scettri); voglio che ci sia un esplicito appoggio di Palumbo e di Stame (vi prego di memorizzare questo passaggio; ebbi un incontro specifico per loro per presentare in dettaglio il mio programma e le mie condizioni, che furono accettate). Ma, soprattutto, voglio candidarmi con un programma di cambiamento. Basta con le candidature opalescenti, insignificanti, non legate all’esplicitazione di cosa si vuole fare, di quali obiettivi si vogliano perseguire. Un programma quindi, esplicitamente volto a spezzare l’immobilismo AIV, introdurre forti elementi di discontinuità e cambiarne lo Statuto in modo da favorire un più efficace reclutamento della dirigenza associativa.

Dopo varie stesure più ampie il programma, concordato con Marta e fatto circolare preventivamente fra tutti i più importanti membri dell’associazione (Stame, Palumbo e Silvani fra gli altri), sarà il seguente:

Una strategia per i prossimi anni di AIV

di Claudio Bezzi e Marta Scettri

(candidati al Consiglio Direttivo AIV all’Assemblea dei soci 2007)

Proponiamo con grande sintesi le linee di un programma triennale per l’AIV, per darle nuovo impulso e rispondere adeguatamente alle nuove sfide che si pongono, secondo noi, alla valutazione italiana. La possibilità di realizzare questo programma dipende esclusivamente dalla costruzione di un patto condiviso, in cui molti colleghi si sentano impegnati, dentro e fuori il Direttivo.

1. Principale finalità di un programma: sviluppare cultura valutativa

Per rilanciare lo sviluppo della cultura valutativa in Italia, missione principale dell’AIV, crediamo necessario che l’Associazione:

  • promuova un congresso annuale per valorizzare le competenze dei suoi soci; il congresso è sempre stato un appuntamento garantito dall’AIV, che negli anni ha sperimentato formule diverse; crediamo che con le soluzioni adottate a partire da questo X Congresso di Roma ci si stia avviando correttamente verso un’organizzazione che contemperi il più possibile l’esigenza di dare spazio ai soci, con quella di indirizzare e creare una regia capace di evitare il puro accostamento di relazioni;
  • promuova almeno un secondo evento annuale (seminario, convegno, …) di alta qualità, ad invito, su temi diversi; questa pratica, iniziata nei primissimi anni di AIV e poi abbandonata, ha un significato diverso: offrire ai soci, e alla comunità alla quale ci riferiamo (le amministrazioni pubbliche, determinati territori, altre comunità di pratiche…) l’occasione per un confronto di alto livello, che mostri il valore e le potenzialità della valutazione, che costituisca un momento di riflessione, dibattito e formazione;
  • promuova con continuità attività formative di alto livello, con una organizzazione sufficientemente stabile in modo da poter programmare nel medio periodo (3-5 anni) i temi trattati. Il nostro impegno sarà di valorizzare e potenziare le proposte AIV, di strutturarle e renderle più certe, con tematiche permanenti (p.es. sul metodo), con apertura ad altri mondi e ad altre comunità di pratiche con le quali intrattenere, anche per mezzo della scuola, relazioni più fruttuose;
  • sostenga e rilanci la collana editoriale, la RIV, ed eventualmente altre attività pubblicistiche.

Tutte queste azioni (congresso, convegni, scuola, iniziative editoriali) sono più efficaci se pensate e organizzate come un insieme coerente e organico; non si tratta semplicemente di fare un nuovo convegno o pubblicare un libro in più, ma di avere un disegno, un progetto culturale da proporre.

2. Una nuova istanza emerge nel panorama italiano e deve essere inclusa nel programma: la professione valutativa

Sia pure con ombre e problemi, oggi la professione si è enormemente sviluppata e si trova di fronte a diversi dilemmi: da un lato deve qualificarsi, e il ruolo AIV, su questo piano, è quello sopra già menzionato. Ma dall’altro lato deve essere accompagnata, sostenuta, alimentata. Il tema è delicato e complesso, ma non deve diventare un tabù: la valutazione è anche una professione, e l’Associazione dei valutatori deve guardare ad essa con la capacità necessaria per:

  • avviare subito un dibattito sulla qualità della professione, sugli standard valutativi, sulla certificazione della professione e delle attività realizzate; noi non vogliamo proporre una nostra risposta a questi temi, perché riteniamo che sia la nostra comunità a dover trovare delle soluzioni, alla luce di un dibattito sereno, ampio, partecipato e informato; indubbiamente vogliamo insistere nell’avviare tale dibattito, nel coordinarne i lavori, e nel favorire una soluzione applicabile e soddisfacente;
  • coinvolgere le pubbliche amministrazioni italiane, con modalità da definire, ma con continuità e con incisività, su questioni quali i bandi pubblici sulla valutazione, un tema che a partire dalla cosiddetta “mozione Palumbo” di Bari non è più stato ripreso con sufficiente energia. Ma più in generale le amministrazioni pubbliche di ogni livello devono diventare interlocutori primari per impedire distorte concezioni di valutazione; evitare lo scivolamento in facili scorciatoie, nella proceduralizzazione valutativa, nelle soluzioni facili, standardizzate, ingegnerizzate e corrispondentemente poco utili, poco capaci di esprimere criticità, ennesimo adempimento burocratico.

3. Una precondizione necessaria: sviluppare identità come “comunità” 

Il programma tratteggiato sopra è ampio e difficile, e non sarà possibile perseguirlo se non si sviluppa un forte senso di identità fra i soci AIV basato sul concetto di comunità (di pratiche) della valutazione. Occorre quindi l’attivazione di una immediata politica di costruzione di tale identità, che si dovrebbe basare su specifiche modalità di comunicazione interna, sul riconoscimento delle pluralità entro una più forte identità. Alcuni esempi di quelli che ci parrebbero i primi passi:

  • recupero degli ex soci, o almeno del loro maggior numero, e in particolare di tutti coloro che hanno avuto un ruolo importante entro AIV, o un ruolo riconosciuto nel panorama italiano; pur senza pretese universalistiche è evidente che solo se potremo dichiarare di rappresentare la maggioranza della comunità dei valutatori, quella comunque più qualificata, potremo avere ascolto e considerazioni presso le istituzioni;
  • ideazione di una serie di “riconoscimenti” da attribuire a soci che si sono distinti per particolari attività (pubblicistiche, professionali, associative, …); all’inizio della sua attività AIV riconosceva annualmente i “pionieri” della valutazione italiana, celebrandoli in forma pubblica assieme all’assegnazione di un premio per le tesi di laurea. Noi crediamo che vada ripresa la formula del riconoscimento pubblico, anche se in modo nuovo, perché questo aiuta a sviluppare positiva emulazione, comunicazione interna, senso di appartenenza;
  • servizi reali per i soci; è un tema cruciale, dibattuto in AIV sin dalla sua nascita, e più volte sperimentato in varie forme con non grande successo. Occorre fare i conti con le reali possibilità associative, e la sua organizzazione in economia, ma indubbiamente occorre rilanciare alcune proposte concrete, che stimolino i soci a restare nell’associazione.

4. Problema strutturale: rendere AIV idonea a supportare tale sfida

Tutto quanto sopra esposto non può che reggersi su un direttivo AIV efficace ed efficiente. Riteniamo che l’attuale struttura, le regole interne, le modalità di gestione per come originariamente pensate, non siano più adeguate rispetto agli obiettivi dell’Associazione. Riteniamo che non è possibile raggiungere risultati importanti con l’attuale impostazione dell’AIV.

Un nuovo assetto interno che passi anche attraverso un eventuale ripensamento degli organi dell’AIV, del relativo funzionamento e di conseguenza dello Statuto e del Regolamento. Questo processo deve necessariamente essere cauto, ampiamente partecipato, capace di mediare fra le diverse istanze senza fughe in avanti. La nostra idea è di lavorare a delle proposte in questo 2007, discuterle preliminarmente nell’assemblea dei soci 2008, per poi arrivare, dopo un anno ulteriore di discussione e messa a punto, ad eventuali modifiche strutturali nell’assemblea 2009. Soprattutto desideriamo che la natura e le ragioni di ogni cambiamento siano prima di tutte discusse e vagliate dai soci.

Claudio Bezzi e Marta Scettri, Perugia, 6 aprile 2007

All’Assemblea vengo eletto con circa 2/3 dei voti disponibili. Il 5 maggio 2007, primo direttivo, pongo ai colleghi poche questioni: mi candido Presidente a patto che sia chiaro che sono il presidente che vuole realizzare un programma e che si accetti anche un nuovo modo di lavorare in direttivo. Basta con le chiacchiere inutili: si lavorerà per progetti e per obiettivi; in direttivo discutiamo gli obiettivi, affidiamo il raggiungimento a persone che se ne assumano la responsabilità mediante l’organizzazione di progetti approvati in Direttivo ma poi, sostanzialmente, lasciati alla responsabilità di chi si è incaricato di condurli; il Presidente funge da coordinatore e supervisore. In questo modo – confido – riusciremo a svolgere molto lavoro coniugando condivisione (sui principi, gli obiettivi, le regole) a responsabilità individuale. Gli otto membri del direttivo presenti  (uno era assente) approvano, e assieme approvano le mie proposte per le cariche associative: Marta Scettri tesoriere, perché il bilancio post congresso romano è un guazzabuglio per me incomprensibile; Carlo Pennisi vice presidente e Giovanni Urbani segretario.

Non vi annoio col prosieguo; sono eletto presidente, una cosa che ho pagata carissima.

3. La presidenza Bezzi

3.1 Un direttivo a scartamento ridotto

Cerco di introdurre un metodo di lavoro per progetti, con piena responsabilità dei vari consiglieri. Progetti culturali, progetti formativi ma, soprattutto, alcuni progetti volti a cambiare l’associazione.

Il Direttivo AIV riunito a casa mia, luglio 2007

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Ma direttivi nati casualmente, con candidati senza programmi dichiarati, hanno portato per anni l’AIV a un sostanziale immobilismo. Anche il mio Direttivo era fondato sulle stesse logiche e ho dovuto scontare non pochi problemi nella gestione interna.

Per esempio due dei maggiori e più attivi membri del Direttivo – eletti in Assemblee precedenti – iniziarono presto a mostrare una certa incompatibilità e a minacciare a turno le dimissioni.

Un altro consigliere campione dell’immobilismo (non ha fatto assolutamente nulla di operativo) si distingueva per le continue e inutili polemiche fondate peraltro su una totale ignoranza dello Statuto. Un’altro ancora dichiarò candidamente di non leggere le email e di non prepararsi in nulla per le discussioni in Direttivo per mancanza di tempo (e così ne faceva perdere tantissimo a noi), e così via…

Altri lavorano, portano avanti qualche piccolo o medio progetto ma, sostanzialmente, il grosso del lavoro viene fatto da una metà dei consiglieri.

Ma il vero problema era la strategia complessiva, la visione ampia che si doveva assumere dentro l’AIV per non morire nel giorno-per-giorno, nella routine, nella conservazione dei piccoli spazi.

Se avete saltato a pie’ pari il “Programma” riportato precedentemente, tornate a dargli un’occhiata; probabilmente noterete che ci sono due diverse questioni mescolate fra loro: una prima riguarda semplicemente un miglioramento, un potenziamento di quanto sempre fatto: un miglior congresso, più attività formative, maggiori servizi ai soci… e una seconda assolutamente nuova, non già perché non presente nella nostra missione ma perché prefigura, necessariamente, una nuova AIV: “avviare subito un dibattito sulla qualità della professione” è stato per anni un tabù, anche se nessuno l’ha mai detto esplicitamente; e l’“eventuale ripensamento” delle regole e della struttura associativa (è l’ultimo punto del Programma) indica una strada complessa di rilettura di chi siamo e dove vogliamo andare.

La strategia che ho sempre avuta in mente riguarda quindi il ripensarsi come associazione. Dall’associazione eminentemente culturale fondata da intellettuali, docenti, professionisti fuori norma nel 1997, a un’associazione diversa, moderna, capace di costituirsi come punto di riferimento anche per i professionisti.

Questa idea l’avevo chiaramente confusa nella Primavera 2007. Un ossimoro necessario: era per me chiaro che la direzione fosse questa; era per me confuso come procedere, perché sapevo benissimo che non era un percorso che potevo fare da solo, o con pochi, e che sarebbe stato necessario negoziare molti passaggi.

Passaggi tentati a partire da subito, e da subito minati (consapevolmente?) dall’inerzia dei diversi colleghi che avrebbero dovuto seguire i processi.

Tanti progetti. La professione. Il rapporto da cercare con la Pubblica Amministrazione. La revisione dello Statuto… tante cose, forse troppe, per un Direttivo a scartamento ridotto, dove almeno due membri sono praticamente ibernati, un altro paio vanno a rallentatore e fra gli altri ci sono personalità capaci ma a tratti incompatibili.

Oltre ai progetti c’è poi da correre per preparare il Congresso (un impegno veramente eccezionale e gravoso) e c’è l’attività corrente per Segretario e Tesoriere. E per il Presidente.

E, in ulteriore aggiunta, ci sono le grane.

3.2 Un Congresso ambiguo

Al Congresso di Napoli 2008 ci si arriva con apprensioni e slanci. La data è certamente infelice, perché rovina un meraviglioso ponte di parecchi giorni fra 25 Aprile e 1° Maggio; forse è per questo – onestamente non trovo altri motivi – ma la partecipazione è piuttosto limitata. D’altro canto l’organizzazione è buona, a detta di molti, buona la qualità delle relazioni e così via.

Il momento caldo è ovviamente l’Assemblea preceduta (come l’anno prima a Roma) da una pre-assemblea intesa come momento di discussione non formale. Il mio unico intervento l’ho riservato per questo momento: un intervento che intende scuotere la platea prefigurando lo scenario nuovo che ho in mente: approccio alla PA, nuovo e forte interesse verso la professione, rinnovamento dello Statuto.

Preparo attentamente e per molti giorni la relazione, confrontandomi anche con alcuni fra i più stretti collaboratori del direttivo.Rilancio sulla necessità di aprire ai professionisti, sul percorso obbligato del cambiamento di Statuto per avere dei Direttivi più preparati ed efficaci…

Mi aspettavo reazioni “calde”, invece no. Giusto un paio di piccole provocazioni, altri due-tre interventi molto generici, vaghi, addirittura fuori tema. Silvani, Presidente dell’Assemblea, che mi è seduto vicino sul palco, mi accenna a mezza voce di non essere d’accordo su alcune parti, ma che “per dovere istituzionale” tace (tanto per capire il clima). Nessuno interviene sulla professione, nessuno interviene sul cambio di Statuto. Io lancio occhiate agli amici e colleghi in sala, che so essere motivati su tali questioni, ma nessuno prende la parola. La pre-assemblea finisce. L’Assemblea è quasi una routine, con l’approvazione del bilancio e l’elezione dei tre candidati, secondo le vecchie regole.

Quindi: com’è andata l’assemblea? Non saprei che dire: il silenzio sulle vere questioni calde è dovuto a incomprensioni? Disinteresse? Cinico calcolo? Dopo qualcuno mi si avvicina per dirmi quanto è d’accordo con me; grazie, avrei preferito sentirlo pubblicamente in assemblea.

Resto perplesso, molto.

3.3 Emergono i mal di pancia

Mentre – subito dopo il congresso di Napoli – ero in viaggio, Nicoletta Stame scrive una nota di alcune pagine sulla Pubblica Amministrazione e i comportamenti che l’AIV dovrebbe avere al riguardo, con implicita polemica sul mio corso presidenziale. Nicoletta manda questa nota a un gruppo ristretto di soci, in generale suoi amici e amiche (Laura Tagle, Liliana Leone…), alcuni “notabili” (Palumbo, Silvani, Oliva…) e un paio di membri del direttivo (a me e Urbani – presumo perché all’epoca Segretario). Si sviluppa un dibattito via email fra questa dozzina di persone che fa emergere, secondo me, una serie di malumori che al congresso erano in parte apparsi con l’intervento di Tagle, per certe frasi dettemi a mezza bocca da qualcuno e poco più. Sostanzialmente:

  1. L’AIV parla da sempre di rapporto con la P.A. ma non lo ha mai veramente affrontato; al massimo lo ha ridotto a poche attività allo scopo di fare cassa;
  2. l’attuale linea del Direttivo è poco chiara e incisiva e – a detta di alcuni partecipanti a questo scambio – ormai vocata a trasformare l’AIV in associazione professionale.

Sarebbe troppo lungo riportare tutto quanto scritto dagli altri colleghi: un mix – da parte solo di alcuni partecipanti – di paure e malintesi fondate su assunti pregiudiziali: che io voglia fare una associazione marcatamente professionale, che mi interessi alla PA solo come committenti di attività per far cassa come AIV, e cose simili. Questo è il punto: si ritiene, da parte di quel gruppo, che io voglia stravolgere l’AIV a favore di professionisti che, chissà perché, sembrano non ben accetti nell’Associazione, tanto è vero che ce ne sono pochissimi.

Tempo dopo – in risposta a una email standard da me inviata a molti colleghi per invitarli a intervenire sul tema della riforma dello Statuto, qualcuno mi scrive:

Caro Claudio,
per tutto quello che tu significhi per me, e per tutto il lavoro che abbiamo fatto insieme, lasciami dire le cose come le penso veramente: io sono molto tiepida verso il tuo progetto, ma non ho nessuna intenzione di bloccarlo, e nessuna voglia di dirlo in giro perché, per il motivo che tu stesso dici, potrei influenzare l’opinione degli altri. Quindi preferisco non dire niente, piuttosto che dire cose che potrebbero nuocerti.
Spero che tu capisca le mie buone intenzioni. Un carissimo saluto

Il 15 settembre poi mi arriva un SMS sul cellulare da parte di un collega; riporto fedelmente:

C’è qualcuno che non ti vuole bene Claudio. Cerca alleati nell’AIV. In campana, caro. Sono stato contattato di recente e naturalmente ho rifiutato ogni collaborazione all’azione contro di te. Non chiamarmi, non posso darti altre notizie; ho dato la mia parola. Ho già fatto troppo. Tienilo per te, mi raccomando. Stammi bene.

Cosa succede? Sono diventati tutti matti?

3.4 Delle risposte

Le risposte vere, quelle costruttive, arriveranno verso la fine dell’anno. Nella seconda metà del 2008, con un Direttivo sempre un po’ fiacchetto, riesco a spronare e motivare questi colleghi e ad avviare questi tre pilastri del mio programma.

  • Le Pagine Gialle sono un esercizio di democrazia e trasparenza: basta con le cooptazioni per cui il presidente di turno chiama i soliti amici per fare attività che danno visibilità e prestigio. Basta con Palumbo che chiama Bezzi e Bezzi che chiama Palumbo. Le Pagine Gialle danno visibilità ai soci, con la loro pubblicazione sul web, e saranno da qui in poi utilizzate come short list dalla quale attingere per reclutare colleghi. Ogni volta che c’è un’occasione di formazione e consulenza, tutti gli iscritti alle Pagine Gialle sono contattati e poi, dopo la scelta a cura del Direttivo, tutti coloro che avevano risposto sono informati in merito a chi è stato scelto e perché. Trasparenza. Una vera novità in AIV. Peccato che siano durate solo lo spazio, davvero breve, di un anno o poco più. Scaduto da Presidente non mi risulta che l’iniziativa sia stata sostenuta dal successivo Direttivo.
  • Il Comitato Scientifico-Editoriale risponde a una questione (in verità sempre di trasparenza) di carattere più complesso. La redazione della RIV era comunque in scadenza a fine 2008, mentre il vecchio Comitato editoriale della collana era un blob informe e inutile, senza regole e senza mandato, messo su non so come nel 2000, all’avvio della collana, e mai rammodernato; con alcuni membri sostanzialmente assenti e con un’efficacia complessiva modesta, a giudicare dalla qualità non sempre eccelsa della collana diretta da Palumbo. Già nel 2007 avevo provato a metterci le mani con un sondaggio presso la base associativa, e alla fine riusciamo a rimettere in piedi tutto: un unico comitato per le due attività, di nomi eccellenti scelti con criteri trasparenti, la consultazione di molti personaggi chiave dell’AIV, con apertura anche a non iscritti, e così via. Molto bene. Questo mi permetterà anche di stracciare una “Convenzione Bezzi-AIV” che – in virtù della mia originaria proprietà della RIV – mi concedeva alcuni poteri sulla nomina di redattori e altre questioni. Una convenzione quasi imbarazzante che avevo sollecitato già Palumbo (quando era Presidente) di riconsiderare a fronte di un nuovo impulso verso il Comitato Editoriale e la Redazione RIV. Questa riorganizzazione era per me un punto qualificante ma, anch’esso, bello solo sulla carta; anche in questo modo la RIV è stata gestita in maniera poco efficiente tanto da accumulare il ritardo di uscita di quasi due anni, senza che alcuno sia riuscito a raddrizzare la situazione! Né mi risulta che le procedure di consultazione e di trasparenza per la nomina di nuovi membri siano state replicate da Vergani e Marra che, anzi, si sono autopromossi redattori allo scadere del loro mandato in Direttivo.
  • E infine lo Statuto (e il Regolamento). In ultimo ma più importante, fondamentale, forse il punto in assoluto strategico del mio Programma. Con non poco sforzo Alberto Vergani a novembre mette assieme i pochissimi commenti apparsi sul forum aperto sul sito web associativo e fa la sintesi del nuovo Statuto e del nuovo Regolamento (la cui base era stata una realmente bella e lunga discussione in seno al Direttivo dell’anno precedente). Io ci passo sopra un sabato e una domenica per perfezionarne i meccanismi, e anche Carlo Pennisi ci mette del suo. Siamo pronti: programmiamo alcuni incontri (Roma, Milano) in cui arrivano 2-3 persone; a forum ormai chiuso (dicembre 2008) arrivano alcune note critiche, piuttosto ridicole, di persone sempre rimaste ai margini dell’Associazione, e vengono fatte circolare osservazioni – su un forum non dell’AIV – aspramente critiche verso di noi, redatte da persone al di fuori dell’Associazione. Questo concentrarsi di critiche, tutte assieme, proprio non riesco a credere che non abbiano un minimo di regia, comunque dalla tigre non si scende. Arriviamo all’Assemblea straordinaria.

3.5 Assemblea straordinaria AIV per il cambiamento dello Statuto

Le regole vigenti all’epoca, tramite le quali era possibile cambiare lo Statuto, erano regole capestro, pensate evidentemente per impedire il cambiamento. Occorreva ci fosse in Assemblea il 50% + 1 dei soci (anche per delega); già questo è molto difficile, perché da anni le nostre assemblee sono pochissimo frequentate; poiché non è immaginabile discutere cambi di Statuto, così radicali e ampi, nello spazio tradizionalmente riservato in seno al Congresso, occorreva quindi un’Assemblea straordinaria interamente dedicata a questo tema. Difficile pensare che tanti soci si prendessero un giorno di ferie e spendessero soldi in viaggi e pernottamenti per amore dell’AIV e profonda convinzione della necessità del cambiamento. Una volta ottenuto il quorum necessario occorreva poi una maggioranza schiacciante (variabile fra il 60 e il 67%, a seconda delle diverse norme discusse) e quindi, di fatto, una chiara minoranza poteva impedire a una larga maggioranza (ma non così larga da giungere al 67%) di produrre questo cambiamento.

La sfida è stata questa.

Io personalmente ho lavorato per mesi alla sensibilizzazione di tanti colleghi, anche da anni lontani dall’Associazione, telefonando, scrivendo, ragionando con loro. Sono soddisfatto dei risultati, perché sono riuscito a portare all’Assemblea (semmai solo per delega, ma va bene lo stesso) colleghi che ci guardavano da lontano, che sporadicamente venivano ai nostri Congressi, che erano dubbiosi: sulla questione del cambio di Statuto, proposto come un’occasione di rilancio per tutta la comunità, in tanti hanno risposto.

Il 16 gennaio (data inconsueta, precoce, in cui quasi nessuno si iscrive) alle ore 10,30 risultano iscritti 77 soci: un record. Fra presenze fisiche (numerose) e deleghe sono rappresentati una sessantina di colleghi: l’Assemblea è valida e il primo scoglio è superato.

Si procede; Pennisi spiega le regole assembleari (approvate – come da regolamento vigente – in un Direttivo), poi Vergani fa una relazione generale e infine si apre la discussione che dura un paio d’ore. Inutile entrare nei dettagli: c’è un opposizione calda (Stame, Tagle, Spampinato, Leone e Befani), una tiepida e smarcata dalla precedente (Silvani, Oliva su certi punti specifici) e poi tutto il resto dell’Assemblea a favore. E’ evidente che sia così, sia dagli interventi fatti in aula sia dalla natura e qualità degli intervenuti; gente venuta anche da lontano, pagando di tasca propria per il viaggio e il soggiorno: tutto il Direttivo (eccettuato Spampinato), Palumbo (che farà un bel discorso a favore), vari professionisti, etc. Durante la pausa pranzo maturano alcune mozioni per mediare comunque fra alcune posizioni mediabili, a riprova del fatto che non c’è stata arroganza in noi: potevamo vincere prendendo tutto ma abbiamo invece vinto ascoltando e accettando alcune proposte di modifica (pur non felici, mediazioni fra le nostre motivazioni e alcune paure e incomprensioni).

Alla fine, nei voti dei diversi “blocchi” di articoli (quelli sui professionisti, sulle regole elettorali, etc.) vinciamo con maggioranze che vanno dell’82 al 92%. L’Assemblea approva.

Conclusione dell’Assemblea straordinaria del 16 gennaio 2009. Da sinistra: Menghi, Bezzi, Scettri, Vergani e Pennisi.

Ass_Str AIV 16 gen 2009_2

E’ fatta.

L’Associazione ha finalmente un nuovo Statuto: più pluralista, più flessibile, più facile da modificare e – sperabilmente – più efficace.

3.6 Verso il nuovo Direttivo

Le nuove regole impongono l’elezione di un nuovo Direttivo, su basi e regole nuove, nel corso della prossima Assemblea di Cagliari, e l’annuncio delle liste un mese prima, quindi alla fine di febbraio.

A Milano, dove vado tutte le settimane per lavoro, incontro alcune volte Alberto Vergani che dopo una giusta riflessione mi dice di essere disponibile a candidarsi presidente in una lista che vedrà anche Carlo Pennisi.

Una frase di Alberto mi gela: “Non sarà – mi dice – che verrò visto come ‘l’uomo di Bezzi’?”. Io non avevo neppure pensato lontanamente a questa possibilità che però indubbiamente è reale. Qualche giorno dopo parlando con Pennisi lui mi dice che “il vero problema del prossimo direttivo sarà Claudio Bezzi”.

So di essere ingombrante, non pensavo fino a questo punto. Decido quindi che mi dimetterò dal Direttivo e non usufruirò della regola transitoria del nuovo Statuto che mi consentirebbe di fare comunque il mio terzo anno, aggiungendomi al nuovo Direttivo eletto a Cagliari.

Ho realizzato in due anni il programma che avevo pensato di realizzare in tre; e ho fatto in questi due anni quello che sei, otto anni di precedenti direttivi non erano stati in grado di fare. Mi sono tolto da tempo dalla RIV regalandola all’Associazione. Esco dal Direttivo. Di più non potrò fare, perché mi sarà difficile garantire un “profilo basso” nei prossimi anni.

Alla fine arriva un’unica lista candidata, quella di Vergani.

Oltre a Pennisi ci sono cinque “giovani”, quantomeno della successiva generazione, poco visti, poco conosciuti (a livello di tribune associative) e quindi reale e chiaro segnale di quella discontinuità da messa al centro anche nel discorso assembleare.

Assemblea di Cagliari, 27 marzo 2009: Vergani presenta il suo programma

Vergani candidato 1

Peccato l’assenza del contraddittorio: ma dov’erano i feroci oppositori al cambiamento che in questi due anni hanno fatto di tutto per screditare il nuovo corso AIV? E’ evidente che gli ‘oppositori’ interni, se così li vogliamo chiamare, hanno scelto la consegna del silenzio. Tacere, anzi: non venire (diversi di loro) al Congresso. Male.

Il Congresso finisce.

Tutto sommato, considerando che era a Cagliari, è andato fin troppo bene: abbastanza persone, ottime relazioni… credo che i colleghi sardi siano stati contenti. Il clima era di festa, l’assemblea passata senza problemi, perfino la cena sociale è stata quasi divertente.

Io mi sento più leggero.

4. La Presidenza Vergani

Questo capitolo si basa principalmente su considerazioni “esterne”, su poche email e telefonate ricevute, sulla mia partecipazione ai Congressi e quanto ho potuto vedere come socio. Mi rendo conto che può essere abbastanza ingiusto giudicare questioni complesse solo come spettatore parzialmente informato, ma mi limiterò alle questioni eclatanti e a quelle che comunque mi hanno coinvolto in prima persona.

4.1 La lista Vergani e il Congresso di Pisa

Le modifiche di Statuto dovevano sanare il fenomeno dei consiglieri casuali, poco motivati, ostili. L’idea delle liste è l’idea di gruppi omogenei che si presentano su un programma vincolante e su quello sono eletti. Al Congresso di Cagliari si presenta solo la lista di Vergani, ma in ogni caso è una lista di colleghi scelti uno per uno dal candidato Presidente. Si doveva supporre che ci fosse coerenza ed omogeneità di intenti; coerenza, in particolare, rispetto al programma dichiarato da Vergani – a nome dell’intera lista – in Assemblea. Punto (per me) cruciale del programma è la conclusione operativa del cambiamento organizzativo e statutario, in particolare per quella parte che riguarda la professione. Il nuovo Statuto prevede infatti l’istituzione di un Registro dei Soci Professionisti e l’elezione alla prossima Assemblea del CESP – Comitato Esecutivo dei Soci Professionisti. Questo mandato è chiaro. Ma nel corso dell’anno, in alcune riunioni pubbliche in preparazione dell’avvio del Registro un Consigliere del Direttivo fa dichiarazioni assolutamente ostili, contrarie al Registro che, ovviamente, significa contrarie allo Statuto e contrarie all’impegno congressuale preso dalla lista. Io ne scrivo a Vergani e al Direttivo e segue un violento scambio di email; la faccenda si conclude con una presa di posizione di Vergani, interna e riservata, in seno al Direttivo. Queste saranno solo prime nubi all’orizzonte di una tempesta che si maturerà al Congresso di Pisa del 2010.

Nel corso dell’Assemblea pisana Oliva e Pennisi, allo scopo incaricati dal Direttivo, annunciano che le candidature al Registro sono state pochissime. A mio avviso questi due colleghi, immagino in buona fede, non hanno gestito bene l’incarico presentando come limitato il numero dei soci professionisti quando:

  1. in realtà per un discreto numero semplicemente non si avevano avute informazioni sufficienti (date le regole molto flessibili; ma qui sarebbe bastato chiedere un supplemento di informazioni, non considerare costoro come certamente fuori dal Registro);
  2. nessuno – e questo a mio avviso è un argomento dirimente – aveva mai fissato un numero minimo di aderenti, e sempre invece si era dichiarato un approccio pragmatico al problema, del tipo “incominciamo a partire e poi costruiamo regole e criteri migliori”;
  3. e in ogni caso in mandato dell’Assemblea straordinaria, quello dell’Assemblea di Cagliari e quello della lista Vergani era di realizzare il Registro e far eleggere il CESP: una funzione quasi notarile, puramente operativa, e non politica.

Invece…

Anche sulla base di questa realtà (i pochi professionisti del Registro), ma a mio avviso in maniera preparata e non estemporanea, si presenta all’Assemblea una mozione per congelare tutto il processo, rivedere i criteri per la costituzione del Registro (con il pretesto di aumentarne la base) e arrivare insomma a un rinvio di un ulteriore anno.

Prima firmataria Elena Righetti, una socia raramente iscritta e vista, mai presente in tutti gli ultimi anni di elaborazione del progetto; seguono le firme di diversi degli antichi oppositori della riforma statutaria; incredibilmente, anche col voto di tre consiglieri, in un’Assemblea con poche presenze e con molte persone disinformate, la mozione passa. Il processo è bloccato.

Appena dichiarati i risultati del voto io mi alzo e me ne vado, torno a casa.

Successivamente Vergani si dimette da Presidente e la prima seria crisi interna all’AIV si manifesta apertamente dopo alcuni anni di malumori striscianti.

4.2 La ricucitura di Vergani e l’Assemblea di Trento nel 2011

Successivamente Vergani ritira le dimissioni costringendo il Direttivo a un confronto serrato rispetto al quale non si potranno più addurre distinzioni speciose. Si ripropone un percorso fra i soci sul tema della professione e il Direttivo si fa carico di guidare in maniera stringente il processo stabilendo regole molto rigide ed esclusive per l’accesso al Registro (laddove l’idea originaria era di proporre poche regole, e lasche). Si arriva così a Trento; i consiglieri irrequieti non pronunciano parola; molti degli originali disturbatori tipici delle Assemblee AIV sono assenti; e ci sono trenta iscritti al Registro (ma altri 57, pur avendo fatto domanda, sono stati esclusi proprio da quelle regole così restrittive). Vergani paga poi il suo debito all’unità ritrovata nel Direttivo proponendo modifiche statutarie che restringono ulteriormente gli spazi di manovra e autonomia del CESP; io inizialmente volevo votare contro, ma la discussione pacata e costruttiva nella riunione dei membri del Registro (avvenuta prima dell’Assemblea, con la partecipazione dello stesso Vergani), mi fanno credere che la cosa vada bene così, e che tutto sommato sia meglio partire in qualche modo in un clima ricompattato piuttosto che stare fermi in un clima ancora lacerato. All’Assemblea, assieme ad alcuni altri colleghi, mi asterrò sulle modifiche più punitive. Alla luce dei fatti ritengo di avere fatto male. Io (e con me diversi altri) ho accettato il rospo del giro di vite sul CESP perché chiesto da Vergani, il quale ha esplicitamente dichiarato di essere garante lui, in prima persona, del prosieguo corretto dell’iniziativa. Non mi sembra che i fatti successivi abbiano dato a Vergani il merito che gli sarebbe stato necessario e, in sostanza, parte da qui il prematuro declino del Registro dei professionisti.

4.3 Il bilancio sistemato dal Direttivo Vergani

Il Direttivo Vergani dovrà essere comunque ricordato per avere risanato il bilancio che era molto sofferente. Pochi soci significa poche entrate, ma alcune questioni hanno intaccato pesantemente le disponibilità associative: scelte editoriali particolarmente onerose (il volume sui Classici della valutazione curato da Stame); il congresso di Napoli privo di contributo pubblico; piccole ma ripetute disattenzioni gestionali. Quando a Febbraio 2011 mi ha chiamato Vergani per lamentare l’ingiunzione di Franco Angeli di pagare due vecchie fatture per la RIV, a fronte dell’indisponibilità finanziaria dell’AIV, ho deciso di provvedere con soldi miei. Quelle due RIV, infatti, furono pubblicate durante la mia gestione associativa, ma non avendo soldi ne avevo rinviato il pagamento – in accordo con l’editore – sperando in tempi migliori. Poi me n’ero dimenticato, era diventato Presidente Vergani e onestamente questa cosa non mi ricordai di dirglielo, durante l’iniziale passaggio di consegne, né se ne ricordò l’ex tesoriera Scettri che ne avrebbe avuta la responsabilità. Decisi subito di accollarmi il debito; chiedemmo e ottenemmo da Franco Angeli di cambiare debitore e i 4.500,00 Euro sono stati pagati interamente da me. Devo dire che salvo Carlo Pennisi, che si offrì di contribuire, nessun altro dei membri del mio direttivo (fra coloro che seppero del problema) si sentì minimamente toccato. Se ai 4.500 Euro aggiungiamo gli almeno 1.500 di rimborsi non reclamati e di spese pro AIV a mio carico nel periodo di mia presidenza, diciamo che almeno i 6/10 del mai giunto contributo campano (per il Congresso di Napoli) li ho messi io di tasca mia.

4.4 Delusioni

Malgrado le rassicurazioni personalmente fornite da Vergani al Congresso di Trento, la partita dei professionisti si è presto avvitata in una spirale senza uscite, tant’è vero che poi, nel direttivo Marra, tutta la faccenda è stata liquidata. Vergani, malgrado all’epoca del mio Direttivo sembrasse disponibile e aperto, non ha in fondo saputo far fronte alle enormi pressioni – presenti anche in seno al suo Direttivo – e ha messo tutte le basi per il fallimento di questo fondamentale progetto.

Così come la Pagine Gialle (vedi sopra): arrivate grazie al mio Direttivo dopo oltre dieci anni dai primi annunci, sono finite nel nulla, senza clamore, senza annunci né decisioni pubbliche che io ricordi (ma potrei sbagliare), finite in una bolla di sapone.

Lo sforzo per riorganizzare il comparto editoriale è altresì fallito alla grande, se è vero che la RIV ha un costante ritardo di pubblicazione ed esce ormai quando può; fallita anche nello spirito delle piccola riforma fatta, ovvero la trasparenza e la garanzia di qualità dei membri del Comitato Editoriale, visto che le procedure da me attuate per il rinnovo del Comitato di redazione non sono mai state replicate, e semplicemente parte dei membri del Direttivo passano automaticamente nel Comitato; così ha fatto Vergani, così ha fatto Mita Marra; nessuna trasparenza, solo consolidamento di posizioni personali di (piccolissimo) potere e visibilità.

Anche il sito web http://www.valutazione.it, che dopo lunga trattativa ho donato a Primavera 2012 all’AIV, e che viaggiava sui 10.000 contatti al mese, è stato immediatamente e senza spiegazioni abbandonato, senza che ne fossero chiare le motivazioni e senza che i miei chiari e circostanziati tentativi di sollecito avessero alcun successo (ne riparlo a breve).

I Gruppi Tematici, da me introdotti, sono in parte abbandonati a loro stessi senza una qualsivoglia politica associativa che li organizzi, li indirizzi in qualche modo.

5. La Presidenza Marra, il sito valutazione.it e il mio abbandono dell’Associazione

5.1. Un’agenda per la nuova Presidente Marra

Con l’animo pochissimo lieto a causa di quanto narrato nell’ultimo paragrafo, col concludersi del Direttivo Vergani si profila la possibilità di una Presidenza Marra che io accolgo subito con grande entusiasmo. Nei mesi precedenti il Congresso 2013 con Marra ho lunghe discussioni telefoniche e scambi di email. Si prefigura una possibile squadra, si parla del rilancio dell’AIV e si affronta la questione del CESP e dei professionisti che Mita Marra decide sostanzialmente di affidare a Fabrizio Tenna, che fortunatamente verrà eletto coordinatore del CESP e che metterà nuovamente in piedi, con la giusta impostazione, la questione dei professionisti dell’AIV.

Ma fra le altre cose si parla anche di RIV (in continuo ritardo cronico) e del sito http://www.valutazione.it.

Anche se capisco che non può apparire l’argomento più rilevante dell’Agenda della Presidente, insisterò su questo punto perché è all’origine del mio allontanamento dall’AIV. Intendo cioè segnalare che l’abbandono di quel sito da parte del precedente direttivo, in maniera unilaterale e inspiegabile, è stato da me posto a Mita Marra ripetutamente quando ancora non era ufficialmente candidata, poi quando ufficializzò la cosa, e poi ancora più volte nei primi mesi della sua presidenza.

E poiché il tema è centrale in quest’ultimo capitolo, devo fare un passo indietro e raccontarvi com’è andata.

Per chi non lo ricorda si trattava di uno storico sito da me promosso prima ancora della nascita dell’AIV per ospitare le prime annate (erano on line) della Rassegna Italiana di Valutazione. Con l’edizione cartacea, poi assunta dall’AIV, il sito divenne un mio deposito di materiali valutativi e poi un blog dove postavo un paio di note metodologiche alla settimana; negli anni arrivai a circa 10.000 contatti al mese che non mi sembrano pochi. Naturalmente si trattava di un impegno oneroso e col tempo pensai che avrei potuto cederlo all’AIV, sia per alleggerirmi della fatica sia per condividere con la mia comunità di pratiche l’estrema appetibilità dell’indicizzazione su Google e sui motori di ricerca. Scrivere qualche post in meno io e qualcuno in più altri colleghi, il tutto sotto l’egida AIV, mi parve una buona idea e ne parlai a Vergani nell’Autunno 2011. Vergani e il Direttivo accettarono l’idea e incaricarono la Vicepresidente Emanuela Reale di seguire la vicenda. Fra AIV e il sottoscritto si definisce quindi il seguente accordo, sottoscritto dalle parti:

Cessione sito http://www.valutazione.it di proprietà di Claudio Bezzi all’Associazione Italiana di Valutazione AIV

Copia di IMG_6514

L’accordo firmato fra AIV e Claudio Bezzi per la cessione del sito valutazione.it

Vista la proposta di Claudio Bezzi, proprietario del sito http://www.valutazione.it di cessione non onerosa del sito medesimo all’Associazione Italiana di Valutazione AIV;

Visto lo scambio di mail intercorso tra l’AIV e Claudio Bezzi e, in particolare la mail inviata il 18 dicembre 2011 da Claudio Bezzi al Presidente Alberto Vergani e alla Vice Presidente Emanuela Reale nella quale si evidenziano le condizioni per la cessione;

Considerato l’interesse dell’AIV ad acquisire il sito http://www.valuatazione.it espresso nel Direttivo AIV del 19 gennaio 2012;

Considerato che l’AIV, nel suddetto direttivo del 19 gennaio 2012, giudica le condizioni per la cessione proposte da Claudio Bezzi accettabili e compatibili con la missione e gli obiettivi dell’AIV;

L’Associazione Italiana di Valutazione AIV (di seguito AIV), rappresentata dal Vice Presidente Emanuela Reale su delega ricevuta dal Presidente, Alberto Vergani, nel Direttivo AIV del 19 gennaio 2012

e

Claudio Bezzi, proprietario del sito http://www.valutazione.it

Convengono quanto segue:

Il sito http://www.valutazione.it di proprietà di Claudio Bezzi viene ceduto a titolo non oneroso all’Associazione Italiana di Valutazione-AIV, nel rispetto delle seguenti condizioni:

  1. la cessione è gratuita e definitiva (ad eccezione di quanto scritto al successivo punto 8) e decorre dalla firma delle parti;  a partire da tale momento ogni costo per il passaggio di proprietà e per il mantenimento del sito saranno a carico AIV;
  2. il sito sarà interamente dell’AIV che acquista il diritto di decidere della sua organizzazione, anche per gli aspetti grafici, eventuale comitato di redazione web e ogni altro aspetto nel rispetto di quanto stabilito dal presente accordo;
  3. poiché il “Portolano” (il Blog di Claudio Bezzi) non esisterebbe più, nel caso AIV non preveda di mantenere un blog aperto ai soci, sarà comunque prevista un’analoga rubrica gestita da Claudio Bezzi;
  4. le risorse “Bibliografia”, “Glossario” e “Citazioni” devono trovare una collocazione dedicata nel sito. Claudio Bezzi mantiene il diritto di aggiornarle periodicamente e senza vincoli;
  5. nel sito http://www.valutazione.it sono presenti decine di materiali ‘grigi’ di Claudio Bezzi (relazione a convegni, articoli scritti da qualche parte); una selezione di tali materiali sarà collocata in un deposito del sito (che può ovviamente ospitare anche contributi di altri soci). La selezione dei materiali di Claudio Bezzi sarà curata dal medesimo;
  6. poiché Claudio Bezzi aprirà un nuovo sito o blog personale (non dedicato alla valutazione, quindi non in concorrenza con http://www.valutazione.it), sarà previsto un link permanente dal sito ceduto al nuovo, per consentire a tradizionali frequentatori di valutazione.it di rintracciare Claudio Bezzi con facilità; il link sarà sollecitamente cambiato su richiesta di Claudio Bezzi qualora egli cambi ulteriormente l’indirizzo o la denominazione del suo nuovo sito o blog;
  7. verrà mantenuto l’indirizzo di posta elettronica. Bezzi@valutazione.it senza condizioni di tempo, per un uso almeno passivo (ricevere posta da chi trova questo indirizzo sparso sul web);
  8. AIV non potrà in nessun caso cedere il sito http://www.valutazione.it a terzi, né chiuderlo. Nel caso di cessione a qualunque titolo, Claudio Bezzi mantiene illimitatamente il diritto d’opzione gratuita.

La gestione delle procedure necessarie per l’armonizzazione dei due siti sarà curata da un Comitato composto da Claudio Bezzi, Emanuela Reale e un membro in rappresentanza del Comitato Editoriale dell’AIV espressamente designato.

In fase di prima applicazione, il legame tra i due siti sarà attivato attraverso un semplice link nelle due pagine.

Roma, 24 febbraio 2012

Emanuela Reale(Vice Presidente AIV)

Claudio Bezzi (Proprietario del sito http://www.valutazione.it)

A partire da quel momento non succede più nulla. Pacche sulle spalle, lettere di congratulazioni di Vergani ed enfasi sul sito AIV.

Il silenzio, nell’immobilità del sito non più aggiornato, diventa imbarazzante. Si tiene una conversazione su Skype il 4 Giugno fra me e Reale per stabilire come gestire il sito, come reclutare altri contributori e così via, e ne faccio anche un verbale (lo conservo), ma resta un episodio privo di conseguenze. Io vedo che le statistiche del sito calano di mese in mese, mentre sulla home page di valutazione.it campeggia il vecchio – e sempre più ridicolo – annuncio del passaggio di proprietà con promesse di rilancio. Scrivo più volte a Vergani e Reale allegando i dati delle statistiche sempre più tragiche, ma non ottengo mai risposta. Il sito non è più mio e non posso scriverci a piacere, ma l’AIV che l’ha acquisito (gratuitamente) lo mette deliberatamente in stasi senza promuoverlo, senza farne nulla. Ed è di questo che inizio a parlare con Mita Marra, come ho detto, quando si profila la sua candidatura.

L’enfatico annuncio dell’acquisizione del sito http://www.valutazione.it sul sito AIV, 2 Marzo 2012

 

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5.2 La chiusura del sito e la mia fuoriuscita da AIV

Nell’Estate 2013 sto facendo lezione alla scuola estiva di Giffoni, quella promossa da Alberto Marradi quando, parlando di non so che di valutativo, cerco di connettermi al sito senza riuscirci. Sul web appare un segnale di errore. Lo comunico via SMS a Marra che mi dice che ci sono problemi col webmaster. Tempo dopo riprovo; sempre segnale di errore. Solo a Ottobre, dopo diverse mie richieste, apprendo che il dominio è scaduto e non è stato rinnovato, secondo Marra anche a causa di un problema col webmaster che sarebbe nel frattempo cambiato. Quindi: malgrado io avessi molteplici volte sostenuto con Marra la necessità di rilanciare il sito, malgrado fosse palesemente non funzionante da mesi e malgrado le mie richieste di spiegazione, solo verso la fine dell’anno mi si rivela questa notizia. Come molti sanno, qualunque dominio scaduto gode di un “periodo di grazia” di un ulteriore anno, durante il quale il provider garantisce la riattivazione del sito. Poiché col cambio di webmaster si erano perse tutte le chiavi d’accesso, io comunico a Mita Marra tutte le password per rifare il login rassicurandola di avere comunque tutti i documenti del database nel frattempo dati per persi e ricordandole – allegandoglielo – l’accordo scritto che avevo con AIV (vedi sopra).

Tutto avrebbe quindi consentito, sia pure in questo quadro pasticciato, di recuperare in tempo il sito; e siamo a Novembre 2013.

Niente da fare. Ancora a Febbraio 2014 rigiro a Mita Marra le ultime email del provider che annuncia gli ultimi giorni di disponibilità della possibilità di recuperare il mio sito, ma è tutto inutile. Il Direttivo AIV – adesso è chiaro – ha scelto di tenere il suo sito istituzionale http://www.valutazioneitaliana.it e di chiudere il sito culturale http://www.valutazione.it. A nulla sono valse le spiegazioni a Marra sulle ragioni, non solo personali, che indicavano di mantenere entrambi i siti. Le mando una lettera abbastanza dura in cui cerco di spiegare perché questa scelta AIV sia diventata incompatibile con la mia collaborazione con l’Associazione, ma quando la incontro – per un impegno precedentemente fissato a Salerno – il 25 Marzo 2014, e lei si dichiara stupita della mia protesta, mi cadono definitivamente le braccia e il giorno seguente le scrivo un’email in cui le spiego, dettagliatamente, il torto e il danno materiale causato a me, e il danno causato ad AIV.

E’ assolutamente chiaro che Mita Marra (con la complicità del suo Direttivo) mi ha deliberatamente voluto fare questo torto e questo danno. Le email di presa in giro da parte sua (stiamo provando… però non abbiamo più i contenuti… però non abbiamo le password per accedervi…) e le numerose email di spiegazioni, di sollecito e fornitura dei dati e password richiesti da parte mie, lungo circa un anno e mezzo, stanno lì a dimostrare che c’è stato un disegno: chiudere il sito che continua a portare la firma di Bezzi, che è indicizzato benissimo e citato in svariati siti esteri, e mantenere solo l’oscuro sito associativo. Impedire a Bezzi di fruire del dominio @valutazione.it nella posta ricevuta (chissà quante email ho perso!). Farlo sparire rapidamente dalla memoria web con un consistente danno professionale e di immagine. Ma, soprattutto, deliberatamente violare il contratto scritto e firmato dal precedente Direttivo in cui il dominio, se non più voluto da AIV, doveva essermi restituito. Invece è stato buttato semplicemente via, e ora è in vendita a 449 Euro.

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Non ho più rinnovato la quota associativa a partire da quell’anno. Sono stato un’ultima volta fedele all’AIV, da me creata, non andando da un avvocato, non pubblicando post ringhiosi, non andando a far piazzate a casa AIV. D’altro canto, Mica Marra si è ben guardata dal coinvolgere correttamente l’AIV e i suoi notabili su questa faccenda, tenendola per lo più nascosta. E – devo segnalare – tutti i cari “amici” dell’AIV si sono accodati. Hanno visto il tremendo declino segnato dall’associazione grazie a Marra (alla fine qualcosa come un centinaio di soci), hanno visto la chiusura delle nuove strategie, anche da loro a parole sostenute, a favore dei professionisti (ma sono quasi tutti accademici e loro interessati seguaci, quindi capisco che dei professionisti interessi loro poco), mantengono forzosamente in vita una RIV brutta e morente (che interessa loro perché rende un piccolo prestigio accademico) e tutto va.

E questo è tutto.

Responsabilità su questo testo. Tutte le dichiarazioni su comportamenti miei e di altri sono documentabili dal fitto scambio di email avuto negli anni, email da me conservate e disponibili. Se qualche persona citata ritiene che abbia scritto cose inesatte può tranquillamente inviare sue obiezioni che verranno da me attentamente valutate.

Originale: Perugia, 9 Giugno 2014.

Sintesi e correzioni: 23 Luglio 2017.



Categorie:Valutazione

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